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December 20 2013

20:21

Il fallimento del progetto Android: quando nel 2007 Google dovette ricominciare tutto da capo

La storia è comparsa oggi sul magazine The Atlantic a firma di Fred Volgestein. Riguarda un retroscena curioso della guerra segreta tra i giganti della tecnologia d’oltre oceano. I protagonisti sono Google e Apple.

Nel 2005 Google aveva iniziato a lavorare a un’iniziativa segreta chiamata Progetto Android. Nascosti in un’ala al primo piano dell’edificio 44 del quartier generale di Google, un team di quattro dozzine di ingegneri pensavano di essere sulla buona strada per offrire al mercato un dispositivo rivoluzionario che avrebbe cambiato l’industria della telefonia mobile per sempre.

Il prototipo del primo dispositivo Android era senza touch screen e molto simile ai cellulari dell'epoca.

Il prototipo del primo dispositivo Android era senza touch screen e molto simile ai cellulari dell’epoca.

Nei due anni successivi gli ingegneri di Google coinvolti nel progetto avevano lavorato dalle sessanta alle ottanta ore a settimana alla scrittura del codice e al test. Si erano occupati della negoziazione delle licenze software necessarie, avevano volato in lungo e largo in tutto il mondo per trovare i giusti partner per il progetto tra fornitori e produttori di hardware. Negli ultimi sei mesi del 2006 avevano lavorato al prototipo, pianificando la presentazione del dispositivo entro la fine dell’anno. Sarebbe andato tutto bene se non fosse stato che il 9 gennaio 2007, quando ormai il progetto Android era in dirittura d’arrivo, Steve Jobs salì sul palco e svelò l’iPhone.

La reazione di Chris DeSalvo (ex ingegnere del Team Android) davanti l’iPhone fu immediata e viscerale. «Come consumatore sono rimasto senza parole. Ne volevo immediatamente uno. Ma come ingegnere di Google, ho pensato: “dobbiamo ricominciare tutto da capo”».

Steve Jobs presenta il primo iPhone, era il 9 gennaio 2007.

Steve Jobs presenta il primo iPhone, era il 9 gennaio 2007.

Per la maggior parte della Silicon Valley – tra cui la maggior parte di quelli che lavoravano in Google – la presentazione dell’iPhone è stata un grande evento. Steve Jobs aveva ancora una volta fatto l’impossibile. Quattro anni prima aveva convinto un settore intransigente come quello dell’industria musicale nel pubblicare le canzoni sul catalogo di iTunes per novantanove centesimi a pezzo. Ora aveva convinto un carrier wireless per collaborare alla realizzazione di uno smartphone rivoluzionario. Peccato che non tutti avessero accolto la novità con lo stesso entusiasmo. Per il team del progetto Android, l’iPhone fu un vero e proprio calcio nello stomaco.

Dice DeSalvo:

«Quello a cui avevamo lavorato per anni e che ora ci ritrovavamo tra le mani, confrontato all’iPhone, sembrava improvvisamente così troppo… anni novanta. Non ce ne saremmo mai resi conto se non l’avessimo visto».

Il pezzo completo è disponibile su The Atlantic. Leggetelo perché vi da il senso del “terremoto” che causò l’iPhone nell’industria di allora. E di quanto, quel prodotto che oggi tutti ben conosciamo, che sembra così ovvio e scontato, avesse segnato una vera e propria rivoluzione epocale.

December 05 2013

20:16

The shortlist #1: guida ai prodotti suggeriti della settimana

C’è la crisi e magari questo Natale sarà un po’ fiacco. Però non è detto che non si possano fare buoni affari e togliersi qualche piacevole sfizio. Le vendite di Natale dicono che saranno trainate dai prodotti d’elettronica. Dalle consolle ai gingilli di Apple. L’immancabile tablet pare sia una delle richieste più ricorrenti nelle letterine indirizzate a Babbo Natale. Se non volete svenarvi con l’iPad potete ripiegare su prodotti meno di grido ma ugualmente interessanti.

Il nuovo Kindle Fire XHD di Amazon con schermo da 7 pollici. Parte da 229 euro.

Il nuovo Kindle Fire XHD di Amazon con schermo da 7 pollici. Parte da 229 euro.

Il Kindle Fire HD di Amazon potete portarvelo a casa con 99 euro. Fino a qualche giorno fa ne costava 199. È vero che la versione in offerta non è l’ultima arrivata, ma per fascia di prezzo, qualità e prestazioni è un piccolo gioiellino. Se volete rovinarvi potete sempre scegliere il Kindle Fire HDX di ultima generazione che a 229 euro rimane comunque un ottimo affare. Se puntate invece a un tablet con Android, tenete d’occhio il nuovo Nexus 7 di Google.

Se invece avete bisogno di rinnovare lo smartphone un Samsung Galaxy S4 a 466 euro o Galaxy Note 3 a 577 euro (fino a qualche giorno fa ne costava oltre 700) possono essere valide scelte da prendere in considerazione.

Nell’ambito delle fotocamere digitali, la Galaxy Camera di Samsung (350 euro) che monta Android come sistema operativo è un acquisto interessante. Molto comodo risulta l’utilizzo dell’ampio touch screen posteriore e di tutti i vantaggi del sistema operativo di Google.

Samsung Galaxy Camera con sensore da 17 Megapixel e sistema operativo Android.

Samsung Galaxy Camera con sensore da 17 Megapixel e sistema operativo Android.

Connessa potete alla rete, potete utilizzarla con tutte le vostre applicazioni preferite e condividere le foto direttamente su Instagram, Facebook, Google+ e i vari servizi online. Se invece vi interessa qualcosa di più professionale, potete buttarvi su una reflex semi professionale come la Canon 70D che funge sia da fotocamera che videocamera. Il corpo costa 989 euro, mentre tra gli obiettivi, il consiglio è di dare uno sguardo all’ottimo Sigma 30mm con apertura 1.4.

Per registrare i video può tornarvi utile il microfono direzionale Sennheiser MKE 400. Offre una buona qualità dell’audio ed è compatibile con tutte le reflex in circolazione.

Il corpo della reflex Canon 70D e il microfono direzionale Sennheiser MKE 400.

Il corpo della reflex Canon 70D e il microfono direzionale Sennheiser MKE 400.

Se siete fanatici dell’audio, per l’ascolto della vostra musica preferita in mobilità date un’occhiata al diffusore SoundLink Mini della Bose. Si collega a qualsiasi dispositivo tramite Bluetooth e offre un’esperienza d’ascolto di grande qualità a 199 euro. Se siete stufi dei soliti fastidiosi auricolari, una buona alternativa sono le cuffie Beats by dre MIXR a 178 euro. Hanno un buon isolamento acustico, sono comode e di ottima qualità.

Ryse: Son of Rome, l'atteso titolo per Xbox One e Dishonored, gioco dell'anno 2012.

Ryse: Son of Rome, l’atteso titolo per Xbox One e Dishonored, gioco dell’anno 2012.

Per i maniaci dei videogiochi l’uscita della nuova Playstation 4 (399 euro) e dell’Xbox One (499 euro) ha di buono che se avete la precedente generazione di consolle, potete trovare giochi recenti a prezzi irresistibili. Se ve li siete persi la scorsa stagione, correte a giocare a Dead Space 3 (20,70 euro Xbox 360, Playstation 3), Borderlands 2 (19,90 Xbox 360, Playstation 3) e Dishonored (39,90 euro Xbox 360, 29,90 euro Playstation 3). Se siete tra i fortunati possessori della nuova consolle di Microsoft non potete farvi mancare sotto l’albero l’attesissimo Ryse: Son of Rome, gameplay in terza persona ambientato nell’antica Roma, molto spettacolare e godibile.

Il Lego Millennium Falcon di Star Wars.

Il Lego Millennium Falcon di Star Wars.

Infine, solo per veri intenditori, una chicca che ha sempre il suo fascino, sia per i bambini che per i più adulti cresciuti negli anni ottanta e novanta con la mania dei LEGO. Il Millennium Falcon della collezione LEGO Star Wars (125 euro). Una vera chicca per tutti gli amanti del genere.

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04:05

November 05 2013

17:08

Qual è la parte peggiore del lavorare in Google?

In queste ore sta rimbalzando su svariati quotidiani on-line un topic infuocato su Google. Una domanda su Quora all’apparenza banale le cui risposte stanno demolendo la candida immagine che con gli anni si sono costruiti dalle parti di Mountain View. What’s the worst part about working at Google? Molti commenti sono anonimi perché per qualcuno è meglio restare tale per evitare brutte rogne.

Scrive l’anonimo dal contributo più votato:

«La parte peggiore di lavorare in Google è che molte persone sono eccessivamente qualificate per il lavoro che svolgono. E’ difficile ottenere una promozione in tempi brevi perché chi è sopra di te, o al tuo stesso livello, ha una buona preparazione ed è molto dedito al lavoro. Quando il livello generale delle persone è alto e il lavoro non è particolarmente difficile, è molto dura emergere. Il lavoro è intellettualmente poco gratificante (leggi pure noioso) ed è difficile provare un senso di realizzazione per quello che fai”.

Un altro utente aggiunge:

«Direi che la parte peggiore del lavorare in Google è lo scontrarsi ogni giorno con il pensiero mediocre tipico del middle managment, spesso completamente concentrato solo sulle metriche ad esclusione di altri fattori. Non sanno come ispirare la loro forza lavoro e si basano troppo sul nome e la reputazione di Google».

Spostando la questione sui prodotti, un utente sottolinea un punto interessante, che smonta lo spirito creativo che si respirerebbe nei corridoi dell’azienda (già peraltro messo in discussione a marzo dello scorso anno da un post di James Whittaker, un ex ingegnere Google):

«Gli unici prodotti davvero fantastici che ha tirato fuori Google sono la Ricerca e AdSense. Android è stato acquistato. YouTube lo stesso. Google+ è un flop per tutti tranne che per i googler sparsi in tutto il mondo. Chrome è un buon prodotto ma non monetizza. Scommetto che 14 anni dopo la sua nascita, l’unico prodotto decente che uscirà da Google saranno i Glass. E indovinate chi è il Project Manager? Sergey Brin».

Come a dire che i progetti importanti vengono gestiti ai massimi livelli estromettendo la totalità dei dipendenti che invece pare siano impegnati in attività più routinarie.

«Ho lavorato in Google per tre anni e ammetto che è stato molto difficile lasciare, ma c’è stato un fattore, sopra tutti, che mi ha aiutato a prendere questa decisione: l’impatto che avrei potuto portare al business come individuo sarebbe stato insignificante. Come ha notato qualcuno poco sopra, Google è diventata un’incredibile macchina che stampa denaro grazie ad AdWords. Tu sei solo un pezzo che serve ad ingrassare gli ingranaggi di questo meccanismo e nient’altro».

E poi ancora:

«Ho lasciato Google per diverse ragioni. Tutto è già stabilito. E’ praticamente impossibile avere un impatto nelle scelte ed essere influenti come lo sono stati i primi impiegati. La maggior parte del tempo l’ho passato mantenendo in attività servizi esistenti piuttosto che lavorare a qualcosa di nuovo.»

«Sfortunatamente, al di là di quella che è la credenza comune, il livello medio degli ingegneri che lavorano in Google è mediocre. E sono anche molto arroganti. Ognuno crede (i maschi prima di tutti) di essere migliore del vicino. Le discussioni obiettive sono piuttosto rare e nessuno è interessato alle opinioni degli altri a meno che questi non siano una sorta di divinità importante all’interno di Google.»

«Ho lavorato nel più grande campus di Google dopo Mountain View. La parte più stimolante che ho incontrato è stata solo l’intervista al colloquio.»

«C’è una costante riorganizzazione e modifica delle priorità dei progetti così che tu non hai mai la possibilità di finire qualcosa prima che il progetto sia cancellato».

L’intera discussione potete seguirla su Quora.

November 02 2013

11:36

Il nuovo Nexus 7: recensione e impressioni d’uso

Quando a settembre dello scorso anno ho acquistato la prima generazione del Nexus 7, l’impressione immediata è stata quella di avere tra le mani un ottimo prodotto. Un buon compromesso tra prezzo contenuto, prestazioni elevate, un design piacevole e tanto altro ancora.

Display full HD da 7 pollici con una densità di 2.3 milioni di pixel in soli 290 grammi.
E’ bastato giocherellarci un po’ e, neanche dieci minuti dopo che l’avevo tirato fuori dalla scatola, ha cominciato a mostrare i primi segni di una realizzazione poco attenta che della prima impressione ha lasciato ben poco. Lo schermo sul lato sinistro risultava staccato dalla scocca di plastica. L’effetto era quello di un fastidioso su e giù ogni volta che pigiavo con un dito sulla sua superficie. La ricarica della batteria spesso non funzionava. A un certo punto il dispositivo ha smesso di accendersi. L’assistenza Asus è stata un incubo. Da settembre sono riuscito a risolvere la questione a gennaio. E’ andato avanti con numerosi difetti fino agli inizi di giugno. Poi ha smesso di accendersi ed è diventato una specie di reliquia che tengo nel cassetto della scrivania. Un vero peccato. Perché la prima versione del Nexus 7, al netto di questi spiacevoli, tanti, troppi problemi, era il miglior tablet Android in circolazione.

 Il confronto: iPad mini, <a href=

nuovo Nexus 7

e prima versione del Nexus 7. Rispetto alla prima versione, il nuovo Nexus 7 è più sottile e lo schermo estremamente più nitido.” width=”540″ height=”305″ class=”size-full wp-image-12117″ /> Il confronto: iPad mini, nuovo Nexus 7 e prima versione del Nexus 7. Rispetto alla prima versione, il nuovo Nexus 7 è più sottile e lo schermo estremamente più nitido.

Quando poche settimane fa ho avuto la fortuna di avere in anteprima la nuova versione del Nexus 7 ero un po’ scettico. E invece, dopo giorni intensi di utilizzo, ogni dubbio si è del tutto dileguato. La sensazione che Google e Asus abbiano fatto un enorme passo avanti rispetto alla generazione precedente è palpabile in ogni aspetto.

Il tablet è sottilissimo e ultraleggero, pesa appena 290 grammi contro i 331 di un iPad Mini. Il design è molto curato, molto più elegante di quello dei più diffusi tablet Samsung dal cuore Android. L’impugnatura con una mano risulta solida e pratica. Basta poi accenderlo per accorgersi che lo schermo full HD da 7 pollici è senza dubbio uno dei maggiori punti di forza di questo Nexus. Brillante, dai colori molto profondi, ben bilanciati e dalla nitidezza che non ha nulla da invidiare al display retina dell’iPad. La densità dei pixel rende il testo, anche quando i caratteri sono di dimensione molto piccola, perfettamente leggibile senza sfocature o sbavature attorno ai bordi delle lettere.

Se siete amanti dei libri, anche per la sua forma allungata, è il dispositivo più adatto per godervi una piacevole lettura. Vale però sempre la solita raccomandazione che affligge tutti i dispositivi in circolazione che hanno uno schermo lucido: se siete all’esterno, con molta luce, anziché lo schermo, l’unica cosa che riuscirete a vedere sarà la vostra faccia riflessa sopra.

Le prestazioni sono eccellenti. Il processore quad-core Qualcomm Snapdragon e i 2 GB di RAM lavorano che è una meraviglia. Le interazioni sono fluide, la latenza impercettibile. La durata nominale della batteria è sulle 11,5 ore. Utilizzandolo di continuo con una connessione wi-fi attiva ho notato non supera le sette. Con i giochi, specialmente quelli che richiedono risorse alla scheda grafica, la durata si riduce all’incirca sulle quattro ore.

La fotocamera posteriore da 5 megapixel non convince. Costituisce sicuramente un elemento da migliorare. Le foto risultano spesso sovraesposte o con troppo rumore di fondo.

La fotocamera posteriore da 5 megapixel non convince. Costituisce sicuramente un elemento da migliorare. Le foto risultano spesso sovraesposte o con troppo rumore di fondo.

Il nuovo Nexus 7 è stato dotato di una fotocamera posteriore da 5 megapixel che non era invece presente nella prima generazione. La qualità delle foto non è niente di che. I colori appaiono poco saturi, le foto sovraesposte in condizioni di luce normali, e con troppo rumore di fondo negli ambienti interni con luce ridotta.

La versione solo Wi-Fi con 16 GB di memoria costa 229 euro che salgono a 269 se acquistate il modello con 32 GB. Il modello con connessione mobile 4G/LTE costa invece 349 euro.

In definitiva questo Nexus 7 è uno dei migliori tablet Android presenti sul mercato. Pratico, bello da vedere e piacevole da utilizzare. Un compromesso eccellente tra prezzo, qualità dei materiali costruttivi e prestazioni. L’integrazione coi servizi Google è eccellente. Paragonato all’iPad mini risulta un prodotto di tutto rispetto che vale la pena provare e valutare attentamente come alternativa ad Apple. Come voto, un 9 pieno.

October 30 2013

13:15

Google presenta la seconda generazione dei Glass

Google ha pubblicato due nuove foto della prossima generazione dei Google Glass che dovrebbero arrivare sul mercato consumer entro la fine del 2014 anche se non è stata ancora ufficializzata alcuna data. La nuova versione ha un ingresso per gli auricolari anziché un altoparlante ed è stata progettata per essere utilizzata anche indossando gli occhiali da vista.

Recentemente Google ha anche annunciato di voler espandere il programma Glass Explorer consentendo agli utenti che hanno già potuto testare la prima versione del dispositivo (circa 10.000 in tutto il mondo) di poter invitare fino a tre amici a entrare a fare parte del programma. Il costo per il dispositivo si aggira intorno ai 1.500 dollari.

October 25 2013

10:00

August 01 2013

08:23

Busier than expected

The other night I watched Panorama’s Tainted Love episode. It uncovered scams used by dating websites use to make their millions (stolen data, psuedo profiles). It’s on iPlayer for those with access. Anyway, it prompted me to test Google’s “reverse image search” for a few minutes to see if my photo was turning up anywhere unexpected.

Oddly enough, here I am in Qatar doing some pre-press work for Speedline Printing.

David Airey

Presumably when I’m not in England for a background role with Ken White Signs.

David Airey

Or in Germany working as a regional sales manager (after a nice salary increase).

David Airey

To check your photos, logos, etc., visit images.google.com and click the camera icon.

David Airey

I’m off to call Ken White for a reference.

Identity Designed

Brand identity inspiration on Identity Designed.

July 17 2013

07:25

Win Four Nexus 4 in Four Weeks #4


  

You remember: To celebrate the relaunch of our official Google+ Page we decided to do you (and us) some good. We decided you should be able to win a high-grade smartphone, while we hoped to strengthen and extend our followership over at G+: a classical win-win situation for the two of us. Last weeks winner has been drawn, so let’s go for the last of four N4. Conditions of partaking are even easier to meet, so read on and secure the last chance…

July 08 2013

09:00

Win Four Nexus 4 in Four Weeks #3


  


  

You remember: To celebrate the relaunch of our official Google+ Page we decided to do you (and us) some good. We decided you should be able to win a high-grade smartphone, while we hoped to strengthen and extend our followership over at G+: a classical win-win situation for the two of us. Last weeks winner has been drawn, so let’s go for the third of four N4. Conditions of partaking are easy to meet, so read on and secure your chance…

July 01 2013

06:30

Win Four Nexus 4 in Four Weeks #2


  


  

You remember: To celebrate the relaunch of our official Google+ Page we decided to do you (and us) some good. We decided you should be able to win a high-grade smartphone, while we hoped to strengthen and extend our followership over at G+: a classical win-win situation for the two of us. Last weeks winner has been drawn, so let’s go for the second of four N4. Conditions of partaking are easy to meet, so read on and secure your chance…

June 24 2013

08:00

Win Four Nexus 4 in Four Weeks #1


  
n4-5 To celebrate the relaunch of our official Google+ Page we decided to do you (and us) some good. You are able to win a high-grade smartphone, while we are able to strengthen and extend our followership over at G+: a classical win-win situation for the two of us. Conditions of partaking are easy to meet, so read on and secure your chance...

April 29 2013

16:38

L’offensiva a Google arriva dalla Russia e dalla Cina

A leggere certi numeri fa quasi effetto. Perché uno non se lo aspetta o magari semplicemente non ci pensa considerando la leadership come un dato di fatto. E invece le sorprese si nascondono sempre dietro l’angolo.

Google, sinonimo della ricerca online, non è il leader incontrastato ovunque nel modo. Negli anni passati i vari tentativi di offrire un’alternativa al motore di ricerca di Mountain View sono naufragati in un nulla di fatto. Volendo essere “patriottici”, noi italiani abbiamo provato (per modo di dire) a sfidare il gigante prima con Volunia, poi con iStella. Il primo progetto è fallito a distanza di un mese dalla presentazione. Del secondo se ne è parlato per un paio di settimane a ridosso del lancio. Poi il silenzio più totale. Secondo i dati aggiornati a gennaio 2013 diffusi da comScore, Google detiene il 67% della quota di mercato della ricerca online. In seconda posizione Microsoft, con Bing che annaspa con un più modesto 16,5%.

Arkadi Volozh, CEO di Yandex

Arkadi Volozh, CEO di Yandex

Gli unici competitor che riescono a tenere testa alla creatura di Larry Page e Sergey Brin sono i Russi di Yandex e i Cinesi di Baidu. Russia e Cina contro gli Stati Uniti. Sembra quasi uno schieramento da guerra fredda, con gli americani, questa volta costretti a cedere terreno davanti all’avanzata del blocco sovietico e Cinese.

Yandex è il motore di ricerca più utilizzato in Russia. Nella regione ha una quota di mercato del 62% contro il 26% di Google. Baidu invece, nella regione cinese, probabilmente grazie anche ai filtri della censura, sfiora il 79% mentre Google resta inchiodato a un misero 16,7%. Giusto per rendersi conto degli ordini di grandezza, la popolazione della Cina si attesta intorno a 1,34 miliardi di abitanti, con 538 milioni di utenti connessi regolarmente alla rete. Due volte quelli del Nord America. Un bacino di utenti troppo appetitoso. Sui quali Google non potrà mai mettere mano.

April 16 2013

15:17

Quando i grandi sbagliano. Steve Jobs:«i tablet da sette pollici destinati a fallire». Oggi costituiscono il 50% del mercato globale.

A Steve Jobs non erano mai andati a genio. «I tablet da sette pollici sono troppo grandi per competere con uno smartphone e troppo piccoli per competere con un iPad». Li aveva bollati come una blanda via di mezzo senza alcuna possibilità di guadagnare significative quote di mercato. Ma si sa, anche i più grandi alle volte sbagliano. E c’è da riconoscere al suo successore, Tim Cook, di aver avuto fiuto. Perché a distanza di pochi mesi dalla scomparsa di Jobs, l’iPad Mini è stato un bel successo commerciale.

Secondo un recente report di IDC, nel primo trimestre del 2013, ogni due tablet venduti, uno era inferiore agli otto pollici. Il Nexus 7 di Google, l’iPad Mini e il Kindle Fire HD dominano la classifica delle vendite che, secondo alcune stime, passeranno dai 172,4 milioni di unità del 2012 ai 190,9 milioni del 2013. A dispetto dei PC che hanno registrato un crollo del 14%, i tablet godono di buonissima salute e per il 2017 le previsioni parlano di 350 milioni di tablet venduti a livello globale. Per questo 2013 la quota globale di mercato dei tablet Android è stimata al 48,8%, iOS al 46,0%, Windows e Windows RT al 4,7%.

Non vanno invece granché bene gli eReader che registrano un brusco rallentamento e si prevede che dal 2015 in poi per la categoria inizierà un graduale e permanente declino.

April 08 2013

13:53

Facebook prova l’intesa con Google

Mark Zuckerberg: «Android sta crescendo rapidamente. Presto potrebbe farci fare le cose meglio di quanto ora non le facciamo con l’iPhone».
Dopo mesi di guerre neanche troppo striscianti, sembra che tra Facebook e Google si sia aperto uno spiraglio d’intesa. Dopo i poco riusciti tentativi d’inserirsi nel mercato della ricerca da parte di Facebook e quelli altrettanto ingloriosi di Google per primeggiare nell’ambito dei social network con Google+, i due colossi pare stiano convergendo su una zona franca che porta il nome di Android.

A riportarlo è lo stesso Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, che in un’intervista su Fortune, commentando il recente lancio di Facebook Home, ha specificato:

«credo he Google nel giro di un paio d’anni, grazie all’apertura della piattaforma Android, abbia la grande opportunità di farci fare le cose meglio di quanto ora non le facciamo con un iPhone. Ci piacerebbe offrire la stessa esperienza di Facebook Home sull’iPhone solo che, semplicemente, non possiamo. Continueremo a lavorare con Apple facendo il possibile per offrire la migliore esperienza sociale all’interno dei limiti che Apple impone. Ma penso che molte persone che amano Facebook, e a giudicare dai numeri sono un bel po’ considerando che circa il 50% del tempo speso sugli smartphone è dedicato a Facebook, vorrebbero qualcosa di diverso».

Tornando ad Android, Zuckerberg ha affermato:

«Android sta crescendo rapidamente e noi siamo molto eccitati dal fatto che la piattaforma sia aperta e ci lasci liberi di costruirci attorno una fantastica esperienza d’uso di Facebook. Penso che in fondo tutto ciò sia un fatto positivo anche per Google perché potrebbe incoraggiare molti utenti a scegliere uno smartphone Android».

Poi però con cautela, per non esporre troppo il fianco ad Apple con cui Facebook ha lavorato da vicino per offrire una più profonda integrazione del social network con iOS 6 e OS X Mountain Lion, Zuckerberg ha ammorbidito il tiro:

«senza dubbio, in moltissimi resteranno attaccati al proprio iPhone, così come personalmente faccio io, ma mi piacerebbe poter vedere presto, anche lì sopra, Facebook Home».

Una frase che vale da monito per Apple. Come a dire che, forse, il modello di forzata chiusura che ha reso iOS leader nel mercato dei sistemi operativi per smartphone, nel giro di qualche anno potrebbe essere superato. E Google ringrazia.

March 21 2013

16:44

Dopo istella è la volta di Quag. L’ennesimo motore di ricerca italiano. 1,2 milioni di euro investiti per cosa?

Sarà la primavera che stuzzica la creatività. Sarà che anche nel mondo delle startup la moda va e viene. Fatto sta che dopo Volunia, istella (scritto tutto rigorosamente minuscolo per i più bacchettoni di voi) è l’ora di un altro esperimento nell’ambito delle ricerche online che apre i battenti oggi. Si chiama Quag. Finanziato con 1,2 milioni di euro da Mariano Pireddu. Lo stesso che ha investito nel progetto Volunia. Avete letto bene. 1,2 MILIONI. Non v’è bastato Volunia per farvi ficcare in testa che in certe avventure è meglio non impelagarsi.

Quag, in mezza riga, è un motore di ricerca sociale che sfrutta i dati di altri motori di ricerca. Ora. Volendo anche apprezzare al massimo l’impegno e la buona volontà di tutto il gruppo, uno si deve fare una domanda. Qual è lo scopo? Acquisire quote di mercato nell’ambito dei motori di ricerca? Perché un investimento di 1,2 milioni di euro (e ripeto 1,2 MILIONI) non può essere giustificato in nessun altro modo. Altrimenti, scusate, sono soldi buttati. O no?

A voi investitori voglio fare una domanda. Sì, a voi investitori, che in quelle noiosissime presentazioni, o pitch, o come diavolo li chiamate voi, ci ammorbate fino a farci sanguinare le orecchie con la solita filippica che uno startupper per colpire chi sgancia la grana deve avere un’idea innovativa che soddisfi determinati bisogni di un pubblico di riferimento non coperti dal mercato.

Perché un utente qualsiasi dovrebbe utilizzare Quag o anche istella al posto di Google? Non c’è riuscita Microsoft con Bing a erodere il dominio di Mountain View. Non c’è riuscita Facebook che ha dovuto ripiegare con Graph Search a una ricerca “social” giusto all’interno del proprio sito. Come si può solo lontanamente pensare di riuscirci con progetti del genere e che comunque in termini assoluti hanno dei costi altissimi (1,2 MILIONI di euro)?

Google ormai è molto di più di un semplice motore di ricerca. Google è una corazzata inaffondabile. E se vi venisse il dubbio del contrario, guardate bene la foto cover di questo post. Magari qualche risposta ai vostri dubbi la trovate.

Tags: Radar google quag
10:00

Social Media Image Maker: Photo-Editing One-Stop-Shop for Social Media Networkers


  
socialmediaimagemaker

Facebook, Twitter, Google+, then Pinterest, Tumblr, Xing or LinkedIn and what do I know where all you've set your flag, and are networking as networking can. All these services want you to maintain a proper profile and, if you really do think you should register practically anywhere, you should try your best to make a good impression. One main necessity to achieve this is adequate imagery. Even if you really have reasonable images for these use-cases at hand, that's still where the problems begin. I don't know of two social networks that share image resolutions or other specifications. You can't simply upload the same picture to a zillion websites and hope for an adequate presentation. Instead you have to struggle with the same zillion different requirements when it comes down to even such a simple thing as a profile header-image. To further complicate the situation, social networks have fun changing their image-related specifications frequently. A new tool by the name of Social Media Image Maker promises relief...

March 20 2013

21:42

Google lancia Google Keep e sfida Evernote

Google ha appena lanciato Google Keep un servizio che permette di creare to-do list, salvare note testuali, audio e video e sincronizzarle attraverso Google Drive su tutti i dispositivi in modo tale da tenerle sempre a portata di mano. Sul blog ufficiale viene presentato con “Save what’s on your mind”.

L'interfaccia di Google Keep sul Nexus 4

L’interfaccia di Google Keep sul Nexus 4

Il nuovo arrivato in casa Google è una specie di clone di Evernote che qualche settimana, a causa di un attacco hacker, ha richiesto un password reset forzato per 50 milioni di utenti.

L’interfaccia di Google Keep è semplice e piacevole, in linea con il nuovo stile adottato da Google sia a livello desktop che su smartphone. Il servizio aggiunge una funzionalità interessante alla galassia dei servizi Google di cui al momento si sentiva la mancanza. Google Keep è attualmente disponibile solo per dispositivi Android ma non tarderà ad arrivare su iOS.

July 17 2012

20:03

Marissa Mayer è il nuovo CEO di Yahoo!. Luci e ombre della nomina.

Che dalle parti di Yahoo! non buttasse più tanto bene è storia nota a tutti. Che uno dei colossi storici del web stesse attraversando una difficile fase stagnante, un puro dato di fatto. Cinque CEO in cinque anni. Nessuno dei quali in grado di risalire la china. L’ultimo, Scott Tompshon, cacciato a maggio scorso. Lo hanno fatto fuori con il solito giochetto che funziona alla grande quando vuoi liberarti di qualcuno in modo pulito. Trova un buco nella sua vita e trasformalo in una voragine grande abbastanza per inghiottirlo.

Ora le luci della ribalta sono tutte per Marissa Mayer, 37 anni, ex dipendente numero venti ed executive di Google. Ieri l’annuncio della sua nomina a CEO di Yahoo!. Per dovere di cronaca Marissa è anche incinta. Partorirà ad ottobre. Non è un dettaglio proprio trascurabile. Vi fa capire come ragionano dall’altra parte del mondo.

I giornali hanno detto quasi tutto sulla faccenda. La gravidanza in primo piano. Il lato gossipparo, naturalmente, tira sempre di più. Facciamo però un’ipotesi. Semplice e perversa. Yahoo! ha un piccolo tesoro ancora tra i sui ex gioielli. Si chiama Yahoo! Mail. L’hanno inaugurata nel lontano 1997 e ancora tiene bene. Stimano che abbia qualcosa come 320 milioni di utenti. Dall’altra parte c’è Google, c’è Gmail che di utenti ne ha altri 425 milioni. Se avete nozioni minime di algebra elementare siete in grado da soli di farvi un piccolo calcolo. Uno più uno uguale a qualcosa come 740 milioni di utenti. Milione più, milione meno.

Immaginatevi ora la triade Schmidt, Brin e Page che fanno i migliori auguri a Marissa per il nuovo incarico. Un rapido occhiolino indirizzato alla signora. Il messaggio tacito. Ti abbiamo creata noi e guarda dove sei finita. Un po’ di riconoscenza non guasterebbe.
Perché la nomina della Mayer è un bilanciere assai poco neutrale che influenza a senso unico i rapporti di forza tra i due big della rete. Ieri competitor, oggi qualcosa di diverso. Microsoft ha fatto un’operazione del genere con Nokia. Stephen Elop, l’attuale CEO del colosso di telefonia, proveniva dalla divisione Office di Redmond. Google può trarre un beneficio enorme dall’intera faccenda. Visto lo “stracciato” prezzo di mercato di Yahoo!, chi ha tutto da guadagnarci in questa mossa, che sa un po’ di facciata, è soltanto Mountain View.

Infiltrate qualcuno che potete controllare e piazzatelo nei posti di rilievo di un’organizzazione. Fa sempre comodo. Potete scegliere voi per lui. Non mi stupirebbe leggere tra qualche mese una frase del genere: Yahoo! A Google Company. Alle brutte, se proprio non volessero fare il grande passo dell’acquisizione, la strategia è comunque azzeccata. La concorrenza può essere sabotata in modo più subdolo senza sborsare un centesimo. Ad esempio dall’interno. Ai più alti livelli gerarchici.
Benvenuta Marissa. Yahoo! ringrazia. E Google festeggia.

July 15 2012

11:28

La rivoluzione Nexus di Google

Sarà la novità. Sarà il prezzo allettante di 199 dollari. Sarà che Google sta diventando incredibilmente cool. Fatto sta che il Nexus 7, il tablet di Mountain View presentato durante l’annuale I/O Conference dello scorso giugno e prodotto con la collaborazione di Asus, ha fatto il botto. I preordini sono partiti venerdì e i maggiori negozi al dettaglio hanno esaurito gli stock in poche ore.
Erich Schmidt lo aveva predetto qualche giorno fa:“c’è stata un’immensa richiesta per il Nexus 7 nei giorni immediatamente successivi alla sua presentazione”. Visti i primi dati pare che le attese siano state ripagate.
Diciamoci pure la verità. Il Nexus è un tablet eccezionale. Con alcune limitazioni, chiaro. Ma non dimenticate che a un prezzo molto appetitoso, uno si porta a casa un gadget di fascia molto più alta rispetto al piazzamento di prezzo di mercato. Google lo sta vendendo quasi sottocosto. Il margine minimo. Alcuni analisti hanno stimato che il costo al produttore si aggiri intorno ai 160-180 dollari per la versione base. Vic Gundotra, senior Vice President della divisione Engineering di Google ha riassunto il concetto molto semplicemente:“there’s no margin, it just basically gets sold through”.
Quella di Google non è una scelta fatta tanto per filantropia. Al di là dell’oggetto fisico, Google vuole rendere ancora più popolare il cuore del Nexus. Il software. Android Jelly Bean. Il nuovo sistema operativo mobile di Google. Un enorme passo avanti rispetto al passato che lascerà di sicuro il segno più di quanto non abbiano fatto i suoi predecessori.

In Italia è già disponibile per gli smartphone Galaxy Nexus. Aggiornato ieri, una bomba. Fluidità e risposta increbile. Ha delle funzionalità che iOS ancora se le sogna. Google Now, un piccolo capolavoro di ingegneria. La dettatura vocale off-line una rivoluzione. Tu parli, lui scrive parola per parola quello che dici. Non sbaglia un colpo. Con il vantaggio che non c’è bisogno di una connessione 3G per farlo funzionare perché il software che traduce le parole in testo è racchiuso nel cuore di Jelly Bean. Altro che Siri in italiano che lo aspettiamo da mesi e ancora niente. E poi ci sono simpatici widget come ad esempio Google Ears. La risposta a Shazam di Google. Sente una canzone e ti dice il nome e l’artista.

Tutto questo in attesa di ottobre, quando si vocifera verrà presentato il nuovo Galaxy Nexus e sullo sfondo resta sempra il piatto più appetitoso. I Google Glass. Arriveranno non prima del 2014 e potrebbero cambiare tutto quanto.

May 04 2012

14:00

How Google Creates a New Era for SEO

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Google has been making substantial changes to its search engine algorithms. This has led many website owners to reconsider how they implement their SEO campaign. Over the last year, two major new algorithm changes are going to have a major impact on website owners.

Google Panda was enacted last year to help remove low quality content sites from the front page of its indexes. This update had a major impact on a number of websites, particularly content farms and low-level affiliates.

The other update has not been put into place yet and we know even less about it than Google Panda. Google chief engineer Matt Cutts had a discussion with Danny Sullivan of Search Engine Land last month to discuss some of Google’s practices. In this discussion, Cutts let it slip that Google was working on a new algorithm change to penalize sites that have engaged in too much SEO.

Both of these topics are expected to have a major impact on search engine rankings in the coming months. Here is the lowdown on what they both mean.

Google Panda Update – Dreaded for SEO

Image Credit: Thos003

Google Panda has really opened up a can of worms for many marketers. Almost every Internet entrepreneur I know has started panicking about how the Panda Update is going to impact them. That is completely unnecessary though. The Panda Update was intended to hit content farms like Ehow and many of the affiliate sites that use spun or stolen content.

After Panda, many of the leading content firms lost substantial amounts of traffic. One of the most extreme cases was Acesshowbiz.com, which lost 93% of its SEO traffic. Meanwhile, a number of leading content providers like Youtube increased their search engine traffic by 10%.

Google is clearly looking much more closely at quality content now. Internet entrepreneurs have got the message that they are supposed to update their site with fresh content as regularly as possible. Although fresh content remains a priority, entrepreneurs who have felt the Panda’s bite are likely to find that they are going to need to put more of their emphasis on creating insightful, fresh original content, than just updating regularly.

The Panda Update suggests that you should do the following:

  1. Make sure your site is written for humans more than search engines.
  2. Get rid of duplicate content as much as possible.
  3. Publish content that has never been featured elsewhere, such as article directories.
  4. Make sure your content is authoritative, rather than just rewrites of other people’s articles or spun content.

These tips could help you considerably as you try to keep your site on the top of the search engines.

Next Algorithm Change

The next algorithm change could mean any number of things for the site. Matt Cutts was pretty vague with his statement, but most SEO experts have at least some idea of what he was getting at.

The new algorithm change is supposedly intended to target over-optimized websites. Adam Audette of Rimm-Kaufman Group stated that SEO should be invisible. The sites that are most likely to get nailed by Google’s new update are those that don’t have any business model.

Audette said that SEO should be an “invisible layer” that is added to a site after creating value to the readers. Too many SEOs think that if they get to the front page of Google then the bucks will start rolling in. This notion is obviously flawed, considering how much readers hate over-optimized content. The new algorithm change is intended to keep these sites from even getting on top of Google.

What are some of changes you may need to make in your SEO model? I would follow these points:

Respect the Panda

Whatever new algorithm update Google has in the books isn’t meant to replace Google Panda. It is targeting over-optimized content, while Panda was directed towards content that provides no value. However, there is definitely an overlap between the two. Appeasing the Panda by creating great content will help you take your efforts away from over-optimizing your site for SEO.

Refrain from Black Hat Strategies

Image credit: Arbyreed

Many Internet marketers shun black hat SEOs like they are the worst kind of sinner. I personally don’t have any ethical standing against most black hat SEOs. However, I will say one thing about most black hat SEO tactics: they rarely lead to long-term results.

Google has been waging war with black hat SEOs from day one. However, Matt Cutts new statement showed that Google is clearly working even harder to boot black hat spammers off the front page. Here are some of the things he specifically mentioned:

  1. “Excessive link exchanges.” The reason Google evaluates backlinks is to assess how authoritative a website is in the eyes of others. Google hates seeing sites that just exchange links with each other, because they give no indication on the real value of the site. Personally, I don’t see anything wrong with sites linking back and forth between each other to network and share resources. I think Google can tell when sites are clearly trying to manipulate the algorithm and wants to ding anyone who does anything unnatural.
  2. “Overuse of keywords.” Keyword stuffing has been a no-no for a long-time. Avoid using keywords unnecessarily throughout your content.
  3. “Beyond what Google would normally expect.” Cutts could mean any number of things with this one. Some SEOs have ventured some guesses that I think were right on. One idea they suggest that he meant unnecessarily linking to the homepage in the body of the article of the footer. I have seen plenty of bloggers link to the homepage in the middle of their post for no reason with a random string of keywords. It gets really annoying to be honest and I am sure it looks weird to Google as well.

Most of the penalties should be clear to marketers by now. Google has been flagging unnatural use of keywords and linking for a long time. We will need to assess what Google is really doing differently this time around. Quite frankly, I think they are implementing some new changes that we may not have considered previously. Matt Cutts made a statement back in 2009 that Google doesn’t have any “over-optimization penalty” for websites. However, he specifically used that term in his most recent statement. Has he changed his mind or just took a new stance on the terminology he used?

It is much too early to see. Websites are going to need to see how their sites are ranked now and what they are going to need to do differently in the future. Carefully monitor your websites rankings before and after Google’s supposed algorithm change. This will give you some idea on whether or not you have over-optimized your website.

If your site has witnessed a drop in rankings over the next couple of months, you can pretty safely bet that your site is considered “over-optimized.” Sadly, that doesn’t give you any indication as to what you have done to overly optimize it.

I would say you should do a page-by-page analysis of your site. Analyze every single link, block of text and meta description to see what may look unnatural. You may need to play around a bit to figure it out. Anything that looks unnatural to you should probably be changed.

Just the same, I wouldn’t make any new changes just because your site drops a little for a while. Google often applies a heavy hand to its algorithm changes in the beginning, which harms innocent sites. It could reverse some of those mistakes later, which would help your site regain its ranking. There is no sense undoing a good thing just because Google has inadvertently penalized your site temporarily.

These two new algorithms may be just the beginning of the changes we are going to see with Google over the next few years. They should remind us that Google is constantly working to improve the quality of the user experience. Therefore, we will have to come to terms with the fact that our techniques to enhance search engine rankings may become increasingly obsolete.

As you build your blog, you may need to turn your efforts away from keywords usage and traditional linkbuilding strategies as you attempt to establish yourself on the front page of the world’s most popular search engine.

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