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December 04 2013

09:24

Facebook, addio ai tormentoni: da oggi «maggiore visibilità ai contenuti di qualità»

La pacchia è finita. Amministratori di pagine, siete avvertiti. Da oggi sarà più difficile raccogliere like e visibilità su Facebook pubblicando foto di simpatici gattini, aforismi e i tormentoni del momento.

E già, perché dalla parti di Menlo Park, dove sorge il quartier generale di Facebook, Mark Zuckerberg e company si sono accorti che gli utenti tendono a snobbarli con più frequenza rispetto a contenuti di “qualità”, come post organici su un dato argomento o interesse condiviso. Il cambio di rotta è stato annunciato ieri su questo post.

«Le nostre survey mostrano che in generale le persone preferiscono link ad articoli di maggiore qualità relativi a eventi in corso, ai loro sport preferiti o a interessi condivisi, piuttosto che i tormentoni del momento. Tra poco, iniziermo a distinguere un articolo di qualità presente su un certo sito rispetto a un meme che circola su Facebook. Questo significa che gli articoli di qualità potranno avere una visibilità maggiore nel News Feed.»

Non è chiaro se a questa affermazione corrisponderà la definizione di un indice di valutazione dei siti web esterni di qualità così come avviene per certi versi nei risultati della ricerca di Google. Speriamo solo, un domani, di non dover rimpiangere i gattini.

October 31 2013

17:25

Trimestrale record per Facebook: 2,02 miliardi di fatturato e 1,19 miliardi di iscritti

Facebook supera le aspettative degli analisti e, nei risultati della trimestrale, mostra una sensibile crescita del proprio fatturato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il fatturato totale è salito a 2,02 miliardi di dollari con un aumento del 60% in più rispetto al terzo trimestre fiscale del 2012 superando le previsioni di 1,91 miliardi.

I profitti si sono attestati intorno ai 425 milioni di dollari contro i 59 milioni di perdite dello stesso periodo dello scorso anno. Il social continua a crescere registrando un numero di iscritti pari a 1,19 miliardi di persone. Gli utenti giornalieri sono saliti a 728 milioni con un aumento del 25% rispetto allo scorso anno. Gli accessi dai dispositivi mobili continuano ad aumentare, registrando un aumento del 45% rispetto al 2012, con 874 milioni di utenti attivi al mese.

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14:56

October 25 2013

10:00

September 30 2013

13:08

Salvate il soldato Zuckerberg: Facebook vola in borsa ma nessuno se n’è accorto

Thorsten Heins
What?
+34%?
Mark Zuckerberg, CEO di Facebook

Ma insomma, che razza di modi. Ci siamo accaniti tutti quanti contro il povero Mark Zuckerberg che oggi, quando invece ci sarebbe da festeggiare, nessuno se lo fila di striscio. Già me lo immagino tutto mogio, chiuso nel suo ufficio di Palo Alto, mentre accarezza avvilito il manto peloso del fedele barboncino Beast. Un po’ come in queste ore, per altri motivi, starà toccando all’oramai nazionalpopolare Dudù.

Dopo le sonore legnate che per mesi la stampa in ogni angolo del pianeta gli ha riservato, pare quasi che nessuno si sia accorto che da qualche tempo il social network per eccellenza, al Nasdaq, ha invertito la tendenza.

Per chi non l’avesse seguita, la storia va raccontata dall’inizio. Il 18 maggio 2012, giorno dello sbarco in borsa, Facebook aveva piazzato le proprie azioni a 38 dollari. Neanche il tempo di godersi la gloria che subito sono cominciati i sudori freddi. Tre mesi e il valore era già dimezzato. A settembre dello scorso anno sfioravano i 17 dollari. Il 13 giugno 2013, su Bloomberg era comparso un articolo che aveva sparso non poco imbarazzo attorno al povero Mark. Gli investitori piuttosto inferociti. Per qualcuno l’offerta pubblica di acquisto era stata «un disastro». E giù altre bastonate, sangue e denti rotti.

E poi, invece, vedi il destino. Pochi giorni più tardi è accaduto il miracolo. Le azioni Facebook hanno cominciato a risalire. Dalla quotazione in borsa hanno guadagnato più di 13 dollari, pari a un aumento di oltre il 34%. Venerdì hanno chiuso gli scambi a Wall Street a 51,24 dollari. Ma una soddisfazione a Mark, almeno per una volta, gliela vogliamo dare?

June 13 2013

10:41

La rabbia degli investitori contro Facebook: «La IPO? E’ stata un disastro». Perso il 37% del valore.

FACEBOOK
-37%
«MARK, DOVE SONO I NOSTRI SOLDI?»
Cresce lo scontento dei piccoli e medi investitori. In un anno bruciato il 37% del capitale investito nelle azioni Facebook.

Poco più di un anno fa erano partiti sparati, con la più imponente offerta pubblica d’acquisto (IPO) della storia americana, piazzandosi al primo posto della classifica seguiti da Visa e General Motors. Tredici mesi dopo, gli investitori si sarebbero ricordati con un certo fastidio giusto della faccia sbarbata, tutta un sorriso, di Mark Zuckerberg che nella sede del Nasdaq di New York suonava divertito la campana per dare il via agli scambi della giornata. Peccato che a distanza di mesi, di divertente ed esaltante c’è rimasto ben poco.

Le azioni Facebook hanno cominciato a perdere valore fin da subito. A settembre hanno toccato il fondo dei 17 dollari. A maggio di quest’anno erano risalite a 28. Oggi, dopo aver registrato un costante trend negativo negli ultimi due mesi, scivolano verso i 23 dollari.

Con l’IPO Facebook ha raccattato la bellezza di 16 miliardi di dollari. Peccato che gli investitori grandi e piccoli ci abbiano rimesso più del 37% del capitale speso per acquistare le azioni d’oro che si sono rivelate invece delle patacche. Una grandissima speculazione nel rispetto della più classica tradizione della finanza creativa americana.

Per lo sbarco in borsa, Morgan Stanley valutò Facebook 107 volte più di quanto il social network avesse guadagnato negli ultimi 12 mesi. Pochi giorni prima della IPO, la banca d’affari aumentò del 25% il numero di azioni disponibili alzandone contestualmente il prezzo. I conti se li sono fatti bene. Visto il clamore attorno al social network, qualcuno avrà pensato che pompare le azioni e il prezzo oltre i limiti del ragionevole avrebbe potuto attirare facilmente un mucchio di investitori. Si chiama strategia “hit e run”. Mordi e fuggi. Se l’architetti bene, in genere, abboccano in tanti. Ti porti a casa un mucchio di quattrini e lasci gli investitori in mutande.

Bloomber oggi ha riportato alcuni dettagli del primo meeting che Facebook ha recentemente avuto con gli shareolder. In tanti non hanno taciuto la loro frustrazione. Qualcuno ha tagliato corto: «è stata un disastro!». Qualcun altro ha chiesto «vorrei sapere se avete una qualche strategia per far risalire il prezzo delle azioni in un futuro non troppo lontano».

Zuckerberg sotto il fuoco incrociato ha dato la solita risposta che ormai si affanna a ripetere da mesi, per smorzare le polemiche: «Stiamo creando un network che ogni giorno acquista sempre più valore nel mondo e crediamo che, così facendo, nel lungo periodo genereremo il maggior valore possibile per i nostri azionisti». Sarà. Nell’ultima settimana le azioni sono scivolate di un altro 13,81%.

May 18 2013

19:36

Yahoo! pronta a sborsare 1,1 miliardi di dollari per Tumblr: l’annuncio (forse) lunedì

YAHOO! | Marissa Mayer offre 1,1 miliardi di dollari in contanti per acquisire Tumblr
David Karp
6 luglio 1986.
Fondatore del sito di microblogging Tumblr.
Il ragazzo da 1,1 miliardi di dollari

David Karp se la starà godendo tutta. Pare che la trattativa con Yahoo! per l’acquisto di Tumblr, il sito di microblogging da lui
creato nel 2007, sia arrivata a
un felice capolinea.

«Per ogni nuova funzione che aggiungiamo a Tumblr ne cancelliamo una vecchia. Molti grandi siti non lo fanno e questo è un problema».
Da quando Marissa Mayer ha preso la guida di Yahoo!, con buona pace del femminismo più scatenato, ha messo tutti in riga. Lo storico marchio del web, dopo aver attraversato un periodo assai poco felice, sta provando lentamente a rimettersi in carreggiata. Le azioni nell’ultimo anno sono salite del 74,59%. Oggi viaggiano sui 26,52 dollari. Vicine a quelle di Facebook, quotate 26,52 dollari. Miliardi di anni luce da quelle di Google, oramai inarrivabile a 909,18 dollari. Un abisso significativo che dovrebbe far capire quale sia il peso e l’importanza di Mountain View rispetto agli altri due giganti del Web.

Tornando in tema di acquisizioni, l’anno scorso Facebook soffiò Instagram al temibile (neanche poi tanto) Twitter. Dick Costolo, CEO della popolare piattaforma di microblogging, offrì appena 500 miseri milioni di dollari. Zuckerberg raddoppiò. Mise sul piatto un miliardo. Kevin Systrom, neanche a dirlo, firmò a occhi chiusi.

David Karp: Tumblr ha 102 milioni di blog attivi. Sulla piattaforma vengono pubblicati 75,6 milioni di post al giorno.

David Karp

All’epoca i commenti sulla folle cifra pagata da Facebook si sprecarono. Un miliardo di dollari erano e restano oggettivamente troppi. Chissà se, visti i risultati decisamente poco entusiasmanti, il caro Mark lo rifarebbe.

Marissa Mayer però, oggi spiazza tutti e mostra letteralmente le palle alle sue controparti maschili. Come per ricordare, ci siamo anche noi di Yahoo! E offre 1,1 miliardi di dollari, in contanti, per Tumblr. Lasciamo perdere la notizia in sé. Facciamo un altro discorso. Quello della finanza creativa.

Quando qualcuno si accorgerà dello scollamento tra valore finanziario e valore reale di questi gingilli salteremo di nuovo tutti dalla sedia come nel 2000. Peccato solo che oggi non è il 2000. Siamo molto, molto, molto peggio. Anche i mutui subprime sembravano una genialata. Gonfiarono le prospettive finanziare delle più importanti banche d’affari americane con numeri da capogiro. Almeno sulla carta. Finché qualcuno non sgamò l’inghippo. Nel 2006 i subprime hanno causato l’innesco della peggiore crisi finanziaria di tutti i tempi. Quella, tanto per capirci, in cui allegramente stiamo annaspando senza vedere la luce alla fine del tunnel.

Ma si sa. Tutto quello che è Web è sempre tutto figo e tutto bello. E allora brindiamo a Tumblr. 1,1 miliardi di dollari. Tutto così entusiasmante. Tutto così grandioso. Che assomiglia tanto all’ennesima insana follia.

May 13 2013

20:17

Facebook Home: un flop annunciato

Le premesse sembravano grandiose. Le voci circolavano da mesi. Mark Zuckerberg avrebbe dovuto presentare uno smartphone nuovo di zecca targato Facebook. Pochi giorni prima dell’evento dello scorso 4 aprile, i rumors si erano però ridimensionati di brutto. Così tanto che quando abbiamo visto Zuckerberg che giocherellava con Facebook Home, in tanti ci siamo chiesti se non fosse una specie di scherzo di cattivo gusto.

L’idea poteva anche suscitare un pizzico d’interesse. L’entusiasmo si è però spento subito. Giusto il tempo d’istallarlo, provarlo per un paio di minuti e non vedere l’ora di liberarsene. La realizzazione di Home è pessima. Secondo le statistiche del Play Store di Google è stato scaricato più di un milione di volte. Se vi sembrano tante, Mark Zuckerberg qualche tempo fa aveva dichiarato:

«Mettiamo anche che realizziamo un telefono e otteniamo come risultato che 10 milioni di persone lo usino, per noi non sposterebbe l’ago della bilancia. Facebook ha un miliardo di utenti».

Figuriamoci con un software che fatica a raggiungere appena il milione di download. Che figuraccia.

L'HTC First presentato il 4 aprile 2013, ha venduto appena 15.000 unità.

L’HTC First presentato il 4 aprile 2013, ha venduto appena 15.000 unità.

Su una scala da 1 a 5 il punteggio medio con cui il launcher di Facebook è stato valutato dagli utenti è 2,2. Imbarazzante. Ma il peggio è che l’HTC First, lo smartphone con Facebook Home preinstallato, che HTC ha presentato il 4 aprile, sarà ritirato dal mercato in tempi record. Le vendite sono vergognosamente basse. Appena 15,000 unità vendute nonostante gli sforzi dell’operatore AT&T che, pur di liberarsene, lo ha piazzato ad appena 0,99$. Si avete letto bene. Meno di un dollaro. Niente da fare. E vi ripropongo quello che avevo scritto all’epoca sull’HTC First:
«Verso la fine ha fatto la sua comparsa lampo sul palco Peter Chou, CEO di HTC. Teneva in mano l’HTC first, il primo smartphone Android che monterà nativa l’interfaccia “Home” di Facebook. Ha parlato sì e no per trenta secondi. Non pareva granché contento. Magari si stava chiedendo cosa ci facesse lì e se di quel terminale ci fosse poi un così gran bisogno».

May 08 2013

20:18

Gli sciacalli dei social network

Massimo Troisi

Massimo Troisi

Sono gli sciacalli dei social network. Sono singoli individui o società che, cavalcando l’onda emotiva di eventi di grande risonanza mediatica, lucrano senza scrupoli sfruttando impropriamente l’immagine di determinati personaggi o specifici avvenimenti.

Per capire come funziona questo florido mercato bisogna fare una piccola premessa. Le pagine Facebook che hanno centinaia di migliaia di fan sono piccole miniere d’oro. La visibilità ai tempi della rete costa cara. E se ce l’hai la puoi rivendere sotto forma di pubblicità. Raccogliere un’ampia base di fan su una pagina non è però per niente semplice. A meno che non siate un personaggio famoso. E se non lo siete potete sempre impersonarlo. Se poi il personaggio in questione è passato a miglior vita il boom è garantito.

Lo scopo di facciata di queste pagine è quello di tener viva la memoria della persona a cui sono dedicate. Riescono a raggiungere anche diversi milioni di fan. Visto così sarebbe tutto molto nobile. Se non fosse che tra un aggiornamento e l’altro compaiono sempre più spesso post che col personaggio in questione non c’entrano un bel niente. Poche ore fa sulla pagina dedicata a Massimo Troisi, che ha 1,1 milioni di fan, è comparso questo aggiornamento che rinvia a un sito esterno e che con Troisi ha molto poco a che vedere. La domanda è per quale motivo?

L'aggiornamento comparso sulla pagina di Massimo Troisi

L’aggiornamento comparso sulla pagina di Massimo Troisi

Su altre pagine la situazione è anche peggiore. Continui post pubblicitari che rinviano a siti di giochi online o annunci per adulti. Ora, non ci sarebbe niente di male se un personaggio pubblico volesse sfruttare la sua immagine a fini promozionali. Peccato però che le pagine in questione sono gestite da individui che non hanno niente a che fare con le persone (in molti casi defunte) a cui queste pagine sono dedicate. La bizzarra vicenda della pagina di Pietro Taricone è abbastanza indicativa del fenomeno.

Cercando nel sottobosco della rete non è difficile trovare su Google svariati post pubblicati su vari forum che propongono la vendita di “post pubblicitari” su questo genere di pagine. Tutto perfettamente dettagliato. Modalità, prezzi, visibilità garantita.

Se siete a conoscenza di casi simili segnalateli nei commenti. Nei prossimi giorni pubblicherò un report di dattaglio sull’argomento. Cerchiamo di mettere un freno a questo sciacallaggio.

Tags: Radar facebook

May 02 2013

10:27

Facebook annuncia i risultati del primo trimestre 2013: «Non perdiamo utenti, anzi…»

L’allegro ritornello che Facebook stia perdendo utenti ritorna ciclicamente alla ribalta delle cronache giornalistiche. Quando non si ha altro di cui parlare è sempre un argomento capace di tirar su un po’ di traffico. Pare come se ci si goda a immaginarsi il caro Zuckerberg in sofferenza. La scorsa settimana erano circolate le solite voci che a Menlo Park se la stessero vedendo brutta. Secondo Neilsen, negli ultimi 12 mesi, solo negli USA, Facebook aveva perso 10 milioni di utenti. A marzo 2013, gli utenti attivi americani sarebbero calati a 142 milioni. La smentita è arrivata direttamente da Facebook che ieri ha annunciato i risultati del primo trimestre 2013.

A marzo, gli utenti attivi americani sono stati 194 milioni. Gli utenti attivi giornalieri sono stati 665 milioni registrando un aumento del 26% rispetto allo stesso periodo del 2012. Gli utenti attivi mensili hanno raggiunto quota 1,11 miliardi con un aumento del 23% rispetto all’anno passato. Gli utenti mobili a marzo sono stati 751 milioni, con un aumento del 54% su base annua.

Qui in Italia la notizia del fuggi fuggi degli utenti dal più popolare dei social network è stata rilanciata su quasi tutti i giornali. Più che altro si sono limitati a fare un mero copia e incolla, tradotto e riadattato, di un articolo originariamente comparso qualche giorno fa sul Guardian che si basava su dati previsionali di una società di ricerca che con rapidità imbarazzante li ha poi ritrattati.

Dave Morin, fondatore di Path

Dave Morin, fondatore di Path

In tutti questi articoli si è parlato di Path che secondo le voci starebbe sottraendo utenti a Facebook. Per chi non ne avesse mai sentito parlare, Path è un social network in cui si possono avere massimo 150 connessioni. Circola dal 2010. Doveva fare il botto già allora. Un po’ come Diaspora, quello che per lunghi mesi è stato definito da quelle che i giornalisti nostrani amano definire “le bibbie online dell’informazione tech” come l’alternativa a Facebook. Alzi la mano chi di voi ne ha mai sentito parlare. E soprattutto chi lo ha mai utilizzato per più di cinque secondi di fila.

La caratteristica delle 150 connessioni di Path è il suo più grosso limite. Facebook è una macchina micidiale per ottenere visibilità. È un canale privilegiato che gli utenti e le aziende usano per dirottare traffico verso i propri contenuti o per scoprirne altri di carattere virale. Non c’è nessun altra alternativa che funzioni meglio e che abbia lo stesso appeal. Nemmeno Twitter. Path è solo uno dei tanti. Non credo che riuscirà a erodere margini significativi a Facebook. E non credo che sia ancora arrivato per Zuckerberg il momento di preoccuparsi.

April 10 2013

20:24

Rewind Episodio 11

IN QUESTO EPISODIO:

- Gossip in primo piano…
- Facebook e quell’esagerato miliardo di dollari spesi per acquisire Instagram LEGGI
- Le ambizioni politiche di Zuckerberg: «siamo ricchi e controlliamo i canali d’informazione di massa» LEGGI
- Batman si aggira per Isernia…

16:57

La ambizioni politiche di Zuckerberg: «siamo ricchi e controlliamo i canali d’informazione di massa»

C’è un documento riservato finito nelle mani del quotidiano Politico chee in queste ore sta facendo molto discutere per il suo linguaggio ritenuto arrogante e presuntuoso. Quello che viene riportato nel testo getta un’ombra sulle ambizioni politiche di Mark Zuckerberg e molti dei suoi compagni di ventura .

Per ripercorrere l’intera vicenda bisogna risalire a qualche settimana fa quando Mark Zuckerberg ha presentato il progetto di un gruppo politico formato da molti personaggi dell’industria hi-tech della Silicon Valley. Tra i sottoscrittori figurano Jack Dorsey (fondatore di Twitter), Reid Hoffman (co-fondatore di Linkedin), Reed Hasting (fondatore di Netflix), Kevin Systrom (fondatore di Instagram) e Mark Pincus (fondatore di Zynga).

In una sezione intitolata “Our Assets” vengono elencate le tre principali ragioni perché personaggi come loro costituiscono una «potenza nella politica» degli USA. Il testo riporta:

«1. Abbiamo il pieno controllo dei canali di distribuzione di massa, sia come aziende che come privati; 2. La nostra voce ha un enorme peso perché siamo molto popolari tra gli americani; 3. Nel nostro gruppo ci sono persone con un mucchio di soldi. Se tutto questo viene utilizzato correttamente può avere un’enorme influenza».

Pochi giorni fa Jack Dorsey aveva manifestato i suoi interessi politici proponendosi addirittura come possibile candidato a sindaco di New York.

Il gruppo che dovrebbe operare secondo alcune indiscrezioni poi smentite con il nome “Human Capital” ha come scopo quello di rappresentare la visione e gli interessi dell’industri hi-tech sullo scenario politico americano. Il primo obiettivo è quello di sostenere la riforma dell’immigrazione per garantire l’arrivo negli Stati Uniti di persone ad alto potenziale rendendo di fatto gli USA un vivaio di competenze tecnologiche senza uguali al mondo.

Visto quello che è appena trapelato qualche dubbio che, al di là dei buoni propositi, ci sia dell’altro viene spontaneo.

10:23

Facebook e quell’esagerato miliardo di dollari spesi per acquisire Instagram

Quando esattamente un anno fa Facebook acquisì Instagram si parlò dell’ennesima operazione speculativa che drogava il mercato delle startup tecnologiche. Mark Zuckerberg aveva messo sul piatto di Kevin Systrom, fondatore della popolare app di fotografia, la bellezza di 1 miliardo di dollari. Dick Costolo, CEO di Twitter con cui Systrom era in trattativa, gliene aveva offerti appena 525 milioni. All’epoca secondo gli analisti Instagram non ne valeva più di 500. Trovare qualcuno disposto a sborsare più del doppio del valore reale era una specie di improbabile miracolo.

Dick Costolo, CEO di Twitter. Aveva offerto 25 milioni di dollari in più rispetto al valore dei 500 milioni stimati dagli analisti per acquisire Instagram.

Dick Costolo, CEO di Twitter. Aveva offerto 25 milioni di dollari in più rispetto al valore dei 500 milioni stimati dagli analisti per acquisire Instagram.

A distanza di un anno l’accordo però non ha prodotto risultati tangibili, almeno per Facebook. Per instagram le cose sono andate diversamente. Prima dell’acquisizione aveva 30 milioni di utenti. Oggi ne ha più di 100 milioni attivi al mese che pubblicano in tutto 40 milioni di foto al giorno. L’accesso alle risorse finanziarie di Facebook è stato provvidenziale. Ha solo un grosso problema. Non ha ricavi e nessuna strategia di monetizzazione nel breve periodo.

Zuckerberg sborsando quella cifra si è giusto assicurato le competenze tecniche e, marginalmente, la base di utenti di Instagram. “Marginalmente”, perché di quei 100 milioni di utenti attivi su Instagram, una buona fetta sono anche attivi su Facebook. E confrontati al miliardo di utenti di quest’ultimo non hanno un gran significato.

Secondo Brian Blau, Research Director in Consumer Technologies di Gartner, per Instagram:

«non c’è alcuna pressione da parte di Facebook verso i ricavi. L’approccio è più “aspettiamo e vediamo che cosa succede”. La strategia oggi è più rivolta a creare un’infrastruttura adeguata e nuove funzionalità future».

Chissà anche quanto gli investitori siano disposti ad aspettare.

April 08 2013

13:53

Facebook prova l’intesa con Google

Mark Zuckerberg: «Android sta crescendo rapidamente. Presto potrebbe farci fare le cose meglio di quanto ora non le facciamo con l’iPhone».
Dopo mesi di guerre neanche troppo striscianti, sembra che tra Facebook e Google si sia aperto uno spiraglio d’intesa. Dopo i poco riusciti tentativi d’inserirsi nel mercato della ricerca da parte di Facebook e quelli altrettanto ingloriosi di Google per primeggiare nell’ambito dei social network con Google+, i due colossi pare stiano convergendo su una zona franca che porta il nome di Android.

A riportarlo è lo stesso Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, che in un’intervista su Fortune, commentando il recente lancio di Facebook Home, ha specificato:

«credo he Google nel giro di un paio d’anni, grazie all’apertura della piattaforma Android, abbia la grande opportunità di farci fare le cose meglio di quanto ora non le facciamo con un iPhone. Ci piacerebbe offrire la stessa esperienza di Facebook Home sull’iPhone solo che, semplicemente, non possiamo. Continueremo a lavorare con Apple facendo il possibile per offrire la migliore esperienza sociale all’interno dei limiti che Apple impone. Ma penso che molte persone che amano Facebook, e a giudicare dai numeri sono un bel po’ considerando che circa il 50% del tempo speso sugli smartphone è dedicato a Facebook, vorrebbero qualcosa di diverso».

Tornando ad Android, Zuckerberg ha affermato:

«Android sta crescendo rapidamente e noi siamo molto eccitati dal fatto che la piattaforma sia aperta e ci lasci liberi di costruirci attorno una fantastica esperienza d’uso di Facebook. Penso che in fondo tutto ciò sia un fatto positivo anche per Google perché potrebbe incoraggiare molti utenti a scegliere uno smartphone Android».

Poi però con cautela, per non esporre troppo il fianco ad Apple con cui Facebook ha lavorato da vicino per offrire una più profonda integrazione del social network con iOS 6 e OS X Mountain Lion, Zuckerberg ha ammorbidito il tiro:

«senza dubbio, in moltissimi resteranno attaccati al proprio iPhone, così come personalmente faccio io, ma mi piacerebbe poter vedere presto, anche lì sopra, Facebook Home».

Una frase che vale da monito per Apple. Come a dire che, forse, il modello di forzata chiusura che ha reso iOS leader nel mercato dei sistemi operativi per smartphone, nel giro di qualche anno potrebbe essere superato. E Google ringrazia.

April 04 2013

20:56

Facebook svela Home: ma non chiamatelo «Facebook Phone», perché del telefono non c’è traccia

Mark Zuckerberg: Zuckerberg: «Oggi i telefoni sono progettati attorno alle app, non alle persone».
Alla fine è andata come doveva andare. Nessuno se l’è presa più di tanto anche se magari si poteva sperare in qualcosa di più. Zuckerberg in fondo è stato sempre chiaro sull’argomento: «no plan for that». Non c’è e non ci sarà nessun Facebook Phone. Nessun diretto competitor dell’iPhone 5 o del Galaxy S4 o di qualunque altro smartphone disponibile sul mercato. Niente. Niente del genere targato Facebook.

Durante la presentazione che si è conclusa da poco Mark ha svelato nient’altro che una famiglia di applicazioni per dispositivi Android. Una schermata chiamata Home con tutta una serie di funzionalità che mettono l’utente al centro dell’esperienza dello smartphone. In pratica, quello che in gergo tecnico viene chiamato “launcher”. Capiamoci. Il giochetto vale solo per Android. Perché con iOS figuratevi se potete fare come vi pare.

Tornando a Home, il paradigma della classica schermata con le applicazioni è stato stravolto. L’utente prima di tutto. Le “App”, in qualche modo, sono nascoste, relegate a un ruolo di secondo piano. Come a dire, sappiamo bene che di duecento app scaricate in media, con regolarità, se ne usano tre o quattro. E Facebook la fa da gran padrone.

L’obiettivo della mossa è solo uno. Tenere il più possibile incollati gli utenti non tanto allo smartphone quanto a Facebook. Non bastano più le notifiche. Serve un flusso costante e continuo di informazioni che mantenga attive le connessioni con i nostri amici sul social network senza soluzione di continuità. Alle spicciole, più ore passate sul social network dagli utenti significano più capacità di attrarre investimenti pubblicitari.

Peter Chou, CEO di HTC che svela l'HTC first, il primo smartphone Android con interfaccia nativa Facebook Home.

Peter Chou, CEO di HTC che svela l’HTC first, il primo smartphone Android con interfaccia nativa Facebook Home.

Una curiosità. Mentre presentava Home, Zuckerberg sudava come un canguro in mezzo al deserto. Chissà se anche lui non si stesse chiedendo come l’avremmo presa noi, dopo i rumors stellari dei giorni scorsi. Alla fine poteva andare peggio. E diciamocela tutta, non è andata male. Wall Street ha reagito quasi con indifferenza all’annuncio di oggi. Non ha né premiato né punito Facebook. Gli scambi al Nasdaq in questi minuti segnato un debole +0,78%.

Dimenticavo. Verso la fine ha fatto la sua comparsa lampo sul palco Peter Chou, CEO di HTC. Teneva in mano l’HTC first, il primo smartphone Android che monterà nativa l’interfaccia “Home” di Facebook. Ha parlato sì e no per trenta secondi. Non pareva granché contento. Magari si stava chiedendo cosa ci facesse lì e se di quel terminale ci fosse poi un così gran bisogno. Per Home invece, resta solo la curiosità di provarlo. Basta un dispositivo Android di quelli più recenti e aspettare il 14 aprile.

Chi si fosse perso la presentazione può guardarsela nei video qui sotto.

March 29 2013

13:18

Facebook Phone: in arrivo il 4 aprile lo smartphone Android targato Mark Zuckerberg

L’invito è stringato come da tradizione. “Come see our new home on Android”. L’evento, annunciato per il 4 Aprile 2013, alle 10:00 ora locale di Menlo Park. Qui in Italia saranno le 19:00. Secondo le indiscrezioni che circolano in queste ore sul web pare che la notizia sia quasi certa. Facebook dovrebbe presentare il tanto chiacchierato Facebook Phone uno smartphone HTC con una versione di Android ritagliata ad hoc per il social network di Mark Zuckerberg.

Se la notizia sarà confermata segnerà un importante cambio di strategia nei piani futuri del social network per eccellenza. Per aumentare i ricavi e fare cassa, la pubblicità non basta più. Lo sanno bene quelli di Google che con la gamma Nexus hanno intrapreso da un bel po’ questa strada. E pare che anche dalle parti di Palo Alto il pensiero fosse più che ricorrente. Zuckerberg ha più volte negato ogni interesse verso il progetto: “not plan for that”. E poi aveva aggiunto: «mettiamo anche che realizziamo un telefono e otteniamo come risultato che 10 milioni di persone lo usino, per noi non sposterebbe l’ago della bilancia. Facebook ha un miliardo di utenti». Ragionevole. Ma si sa che in certi casi la regola d’oro è negare sempre e comunque.

I rumors su un possibile Facebook Phone risalgono già al 2010. Lo scorso anno il New York Time aveva riportato la notizia che alcuni ingegneri Apple erano passati alla concorrenza per lavorare proprio a questo progetto. Tra meno di una settimana vedremo.

March 24 2013

08:30

Facebook? I Don’t Care!


  
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The Maple Kind is a website with a distinct claim that reads "Where infographics meet comics and bullshit!" What urges its creators is to make you chuckle. This sure does sound much simpler than it is, but it definitely implies, how the following infoographic shall be read. Therein, the Maple Kind argues, why we need a new button on Facebook (a few more than one more, in fact). This new button shall be named " I Don't Care" and is bound to be the most widely used expression on Facebook, once it has been instated. Though the infographic in fact made me chuckle, The Maple Kind does not follow a far-fetched approach. Take a look at your own use of Facebook. What would you use more often? Like or I Don't Care? I know what I would do, but I don't see Facebook as anything of value for modern society anyway...

March 21 2013

10:00

Social Media Image Maker: Photo-Editing One-Stop-Shop for Social Media Networkers


  
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Facebook, Twitter, Google+, then Pinterest, Tumblr, Xing or LinkedIn and what do I know where all you've set your flag, and are networking as networking can. All these services want you to maintain a proper profile and, if you really do think you should register practically anywhere, you should try your best to make a good impression. One main necessity to achieve this is adequate imagery. Even if you really have reasonable images for these use-cases at hand, that's still where the problems begin. I don't know of two social networks that share image resolutions or other specifications. You can't simply upload the same picture to a zillion websites and hope for an adequate presentation. Instead you have to struggle with the same zillion different requirements when it comes down to even such a simple thing as a profile header-image. To further complicate the situation, social networks have fun changing their image-related specifications frequently. A new tool by the name of Social Media Image Maker promises relief...

August 22 2012

13:09

How to Properly Use Instagram and Pinterest For Your Company

After the first two Etiquette Guides for Facebook and Twitter, I’ve decided to also tell you something about two other services which, although popular, are quite new to the market: Instagram and Pinterest. If you find them difficult to use in such a way that your company will benefit, this article will most likely answer your questions and help you make better use of these two underdogs.

What’s Instagram

You’ve probably heard about Facebook buying Instagram for a billion dollars some months ago, news that was a hit in the stands for many weeks. With more than 15 million users signing up in the past year and more than 400 million photos uploaded, Instagram might have been able to put a dent in Facebook’s hopes of internet domination. So Zuckerberg decided to buy the small company with only 13 employees. It was not the features of the app, but the database of people Facebook bought that defends this astounding price. Instagram might have become more than just a photo sharing app with a reported number of 26 new pictures uploaded every second and with a new user signing up every second.

Apparently, Facebook bought Instagram for $300 million in cash and 23 million in shares. And with the updated stock values, Instagram is somehow short of $300 million.

Basically what Instagram does is simple: it allows you to take photos with your smartphone, apply filters and share them on Twitter, Facebook, Foursquare and other networks. Basically it does nothing more than you could do with other apps – so again, its power is translated by the number of registered users.

Who uses it?

Instagram is used by a number of companies, news channels, sports teams and so on. Almost everybody with an iPhone or an Android-based device uses Facebook’s app.

What companies like is that for every time you check-in on Facebook, you advertise them. Every time you write something about them on Twitter, you advertise them. And every time you take a photo of a product and share it with Instagram, you advertise them yet again. This is the way people tell stories nowadays. It is much easier to post a picture of a product than trying to describe it. And this is why Instagram is so powerful. And when you will go by a Starbucks and will see a Cafe Latte in the window, you will remember the picture posted by your friend on Instagram and might go in to try it yourself. And you know what the funny part is? You might post a picture of the same Latte again.

Other big companies use Instagram to run contests of submitted consumer images, such as General Electric. Thousands of people submitted their picture and hoped to win. And all of this just to win a trip to Wales where you had to take pictures of an aviation facility. The results of the #GEInspiredMe campaign were incredible compared to the prize.

Some other companies use Instagram to tell consumers more about their inside workings or to introduce new products. Engaging customers is probably the best bet a company has with Instagram.

What about you?

Now you could say that other companies were successful in using Instagram because they already have a huge database of followers. And I have to agree. But that doesn’t mean you can’t do it yourself. Some tips for you? Sure, here they are:

  1. Decide on what you want to do. By just starting and posting random pictures of random things won’t make you successful. You need to know from the beginning what it is you want to do and ONLY do that thing. Have a plan. It can be showing the world how you design a website and the whole process behind it; it can be showing how you relax on your lunch breaks; it can be how your small company employees have fun on their breaks; it can be literally anything. But let it be something interesting, something part of a routine, something you will be able to share about in the following days.
  2. Establish a posting routine. When you own a blog, it is a good idea to get your readers used to a posting pattern. If you post daily for two weeks in row, then for the following two you post three times, this inconsistency might not please your readers. They usually expect something from you. They don’t know exactly when it’s coming, but they know it’s close. It is important to have consistency in posting, so keep this in mind when you make your plan.
  3. Get your followers involved. If you really want to engage customers, Instagram is one of the best ways of doing it. This is the way to ensure followers will participate and they will continue to follow you. Ask them to post pictures of your product and see what the results are.
  4. Follow uploads. While it can be very funny to ask customers to post images of their new sun glasses that your company makes, it can also be quite damaging if they get shipped the wrong product or a product in a bad shape. It is important to keep an eye on what people upload to assure that you protect your brand. If bad uploads are found, then always respond in a calm and helpful way and correct any misunderstanding. Do not EVER get into a war.
  5. Take quality pictures. You might not be a professional photographer, but keep in mind that picture quality is an important element of a good brand. If you are not good at taking pictures yourself, let someone else do it for you, or read some tips and tricks that can improve your skills.
  6. Connect and share. Integrating Instagram with other networks is crucial. I would immediately start with Facebook, Twitter, maybe Flickr and Foursquare. This way you can take images and share them using hashtags on other networks. Proper SEO will bring in many views.

What’s Pinterest?

The concept behind Pinterest might be a bit more complicated than Instagram’s. The basic idea is that you have a digital bulletin board and post everything you find interesting there . You basically have the option of creating and managing theme-based image collections (events, hobbies, interests and others) and you can like or re-pin other user’s content. The idea behind Pinterest is to connect everyone  through the things they are interested in using the tool.

Pinterest is, just like Instagram, one of the fastest growing social services in the world and can be considered a mix between Facebook and Twitter, which allows you to have lots of followers to whom you can share your interests. Although not as effective as Instagram, Pinterest has some advantages of its own.

  1. Spend the time.  There is no social media network where you will be popular right from signing up. You need to spend time on all of them. You need to prove your followers and readers you are an important and credible source of information. It takes months for even the biggest companies in the world to reach a high number of followers – and they will never reach all of their customers on social media for various reasons. Keep in mind that spending time to build a profile is important. On Pinterest you can get recognized as a profile that only posts valuable pins. If you own one of those profiles, it will be easier for you to move the relationship on another media and make the best out of it.
  2. Promote others. The first temptation for a new Pinterest profile owner would be to only post products he/she sells. But this is entirely wrong. Many successful Pinterest users declared that in order for a profile to become popular, you also need to pin tips, products from other companies and interesting news. If you only post your own products, Pinterest users will spot that sooner or later and might not be interested in your updates anymore.
  3. Learn from the elite. It is a good idea to follow big hitters on Pinterest and see what they are doing. If a huge company does something a specific way, there is definitely a reason behind it. Try to catch up on that and do the same if the strategy fits your target customers.
  4. Connect online with offline. Remember to always draw a connecting line between the online profile and the offline location. If you have a store, include some ads on the walls for your Pinterest profile (and other social media networks for that matter). And if you have something like it (and you should), then advertise all your Pinterest promotions there as well. Combining the offline with the online is a good recipe for success.
  5. Do you fit in? It is an important questions to ask when you sign up on Pinterest. Is your company really fit to use this particular social media tool? There are companies out there who are simply not a good fit for Pinterest because their target audience is not present on Pinterest. If you think the ones you want to do business with are there, then use Pinterest, otherwise try to avoid spending time on it and focus on something else.

Bonus: Pinstagram

So we’ve talked about Instagram and Pinterest..did you know that there’s a fairly new application called Pinstagram? Pinstagram is a service that lets you use and enjoy Instagram on the web and make it easy to share your photos on Pinterest. Since the two applications/services deal with photos, Pinstagram is a valuable tool to fully utilize Instagram and Pinterest at the same time!

Conclusion

Online success can be achieved with Facebook and Twitter – and it would be enough. But if you are good enough and interested in adding different networks, your audience can get much larger and you might get clients and contacts you’ve never dreamt of. Instagram and Pinterest are two of those underdogs who offer the goods only to people who want to spend time and learn how to use them. If you are one of these people, I hope this article inspired you to go out there and experiment a brand behaviour on two of the hottest social media networks out there.

So, let’s see, do you use Instagram or Pinterest? Is it for personal use or for a company? And how did you find these two in the first weeks when using them?

August 03 2012

16:03

Chi sono gli insider che stanno affossando Facebook

Dicono che quando alcuni grossi investitori proposero a Zuckerberg di sbarcare a Wall Street, Mark abbia storto il muso. Dicono anche che il boss di Facebook abbia tentato fino alla fine il tutto e per tutto per evitare quella sciagurata opzione. Ma siccome i soldi per creare il “mostro” li avevano messi le banche, Mark si è ritrovato in un vicolo cieco senza alcun margine di manovra. La storia recente la conosciamo tutti. Sappiamo come’è finita. A maggio Facebook accende l’entusiasmo del Nasdaq. Le azioni pompate a 38 dollari. Una capitalizzazione di mercato che superava i 100 miliardi di dollari. Due mesi dopo ne ha bruciati 55. Oggi vale 45 miliardi. Le azioni che stentano a rimanere sopra i 20 dollari. Una perdita del 45,11% secco nel giro di due mesi.

La cosa più curiosa è che in queste settimane di scambi concitati sono proprio gli insider ad aver affondato Facebook. A partire dallo stesso Mark Zuckerberg che ha venduto 30,2 milioni di azioni per un totale di 1,14 miliardi di dollari.

Il report è riportato dal sito Hardocp e suona quantomai curioso. Perché se sono proprio i maggiori investitori a “fuggire” da quello che doveva essere l’investimento d’oro della nuova dot economy, l’aria che tira, fatti due conti, non deve essere delle migliori.

Mark Zuckerberg (CEO di Facebook CEO): 30,2 milioni di azioni per un totale di 1.14 miliardi di dollari
Accel Partners (investitore): 57,7 milioni di azioni per un totale di 2,1 miliardi di dollari.
Peter Thiel (investitore): 16.8 milioni di azioni per un totale di 638 milioni di dollari.
DST Global (fondo d’investimento russo): 45,7 milioni di azioni per un totale di 1,7 miliardi di dollari.
Goldman Sachs (investitore): 24,3 milioni di azioni per un totale di 923 milioni di dollari.
Elevation Partners (investitore): 4,6 milioni di azioni per un totale di 175 milioni di dollari.
Greylock Partners (investitore): 7,6 milioni di azioni per un totale di 289 milioni di dollari.
Mail.ru Group (Internet Company russa): 19,6 million milioni di azioni per un totale di 745 milioni di dollari.
Mark Pincus (CEO di Zynga): 1 milione di azioni per un totale di $38 milioni di dollari.
Meritech Capital: 7 milioni di azioni per un totale di $266 milioni di dollari.
Microsoft (partner e investitore di Facebook): 6,6 milioni di azioni per un totale di $250 milioni di dollari.
Tiger Global (fondo d’investimento): 19 milioni di azioni per un totale di 722 milioni di dollari.
Reid Hoffman (investitore): 943,000 azioni per un totale di 36 milioni di dollari.

May 18 2012

16:00

Facebook’s Faceoff with Google+

In the early battle between Facebook vs. MySpace, Facebook dominated by offering a simple user interface to connect with friends. Backed by explosive success, Facebook has maintained a “we know best” attitude about design through continuous iterations. With the rise of Google+, Facebook has been pressured to address usability concerns expressed by its cynical, albeit deeply ingrained, user base.

We put Facebook to the test with a panel of five remote web testers in early August, 2011, and listened to them voice their frustrations aloud as they navigated the site performing several assigned tasks. Although Facebook has taken steps to address some of the usability concerns we exposed, issues still remain.

All testers came from UserTesting’s on-demand panel, had over 100 friends, spent over 30 minutes on Facebook every day, and were Americans between the ages of 20 and 40.

Photo privacy controls

Nine months ago, managing the privacy settings of a Facebook photo album was a nightmare. Users had two options:

First was to click “Edit Photos” within the album. Our tests revealed this was far from intuitive. Users stated they were instead searching for a “lock icon” or an identifier next to the album. What’s more, the “Profile Pictures” album – the default album comprised of photos of a user – didn’t even have an “Edit Photos” option.

Second was to manage album privacy was to go to Privacy Settings → Customize Settings → Edit Album settings. The Privacy Settings page allowed users to set access for all “your photos, statuses, and posts;” however zero testers used default settings. The Edit Album link was buried in between larger buttons and other controls that were in bold font, which users struggled to find.

Privacy settings were not located in the right context when users needed to access them. One tester said it best: “The privacy settings can get really complicated… even if I’ve done one before, it’s been awhile, maybe I’ve forgotten or the way it’s done is changed.”

Facebook's old privacy settings page

Facebook’s old privacy settings page tested poorly.

When Google+ launched, by contrast, it let users easily share each photo or post with whichever “circle” of choice.

Google+'s status update panel

Google+’s status update panel puts the “reach” of your update front and center.

Whether or not the release of Google+ was the catalyst or a coincidence, Facebook redesigned these pages in late August – just 3 weeks after our usability study. Users can now manage album privacy directly from their profile and change album privacy settings directly on their albums page. Further, users can set each status update or album its own privacy setting, inline with each post.

Facebook's new status update panel

Facebook’s new status update panel seems to follow Google+’s approach.

“Smart” friend lists

Google+’s circles were a direct response to Facebook privacy control woes, particularly managing friend lists. “Friend lists” are how you can organize your friends on Facebook. You can grant or limit access to friend lists you create to view albums, status updates, and availability in chat.

We asked users to enable only four of their best friends to see them online without instruction. To do this, they would have had to create a friend list, put these friends in the list, and then limit their availability in chat.

Easier to find

To create a friend list, users could formerly go to go to the Home page, click Friends in the left navigation column, then click Manage Friend List. If users accessed Friends from their profile, they must go to “Edit Friends.” One user did not assume the “Edit Friends” button would lead to a page to create and manage friend lists.

Friend lists are now easier to access on the left navigation bar under Friends.

Facebook’s friend lists were far from friendly.

…In the proper context

After completing the task users were still unsure about their success in creating a friend list. This was because the newly created list did not appear in the drop-down menu when selecting Custom privacy controls.

This has not changed. Furthermore – in chat – when users click “Limit Availability,” they can only see names of friend lists they have created, but are still unable to see who is in these lists or update them from here.

In September, Facebook created “smart lists” to automatically group close friends, family, coworkers, and schoolmates. For many users, these ‘smart lists’ are arbitrary, as sharing decisions are most often based on relationship comfort level –– not organizational ties.

Facebook chat

Coincidentally, our August study ran right after Facebook chat launched. We found that users were confused that friends appeared in their chat bar who were not online. One frustrated tester complained he could not feel certain that he could see all his online friends in the chat sidebar, since Facebook includes offline friends in the mix. When he realized he could not chat with friends who appeared in his chat list, he assumed that chat was broken.

Likewise, one woman was completely confused when she saw her daughter appear in the chat list, realizing this was impossible since she was standing there right next to her.

Users felt that some online friends were “missing” because they could not scroll up or down the list to make sure. Days after the launch, Facebook added a scrollbar. However, offline friends still appear in the list.

After the test, we asked users what features they wanted in chat (UserTesting provides customers four, written, follow-up questions after the video test). Five out of five users wanted the ability to be invisible in chat. The common reason was they did not want to be messaged by certain people at certain times. Interestingly, no one was interested in being “away” – one user commented that Facebook status updates have taken the place of “away messages” (of the AOL era) as an indication of our current state in life.

As there are likely millions of people who have Gmail open in one tab and Facebook in the other, Facebook could take note. (Facebook Chat is more comparable to Gchat than Google Hangouts, which has higher functionality for group chats.)

Where search meets social

Facebook identifies as a social discovery engine, not a search engine. However, as Facebook nears the one billion user mark, it’s become increasingly harder to find the right person, page, or app you’re looking for.

Users were asked to search for friends by current city and for statuses that contained the term “vacation.” Two users expected when they type something in search and press enter, they would go to the search results page. However, Facebook takes users to the first result that comes up. That would be like googling something and automatically being redirected to the first result.

As an example, when one user typed in “vacation” into the Search bar and pressing ENTER, he automatically arrived at the “Pet Society Vacation” app page.

We observed two users try to click the magnifying glass option in vain trying to perform an advanced search.

Little has changed with search since our original Facebook user study. To perform an advanced search, users must type in a term in the search bar, mouse down to “See more results,” then go to the left menu column to add more filters. Meanwhile, Google+ lets users easily search any person, page, and even content and has filters clearly on the results page.

Our suggestion? When users hover over the search magnifying glass, offer a drop-down menu to do an advanced search. This aligns well with what we observed. Further, when you press “Enter” in Search, take users to a search results page. If the first result that shows up in the results preview is what the user wants, the user could click on it – or press the down arrow, then enter – on their keyboard.

Conclusion

Move fast and break things is a great motto, but it just seems like when features of a very successful company lack usability – the general sentiment of the people is, “They don’t care about us.” Users in our original study expressed that Facebook made some things difficult on purpose as if they were being tricked for some ulterior motive.

Facebook has since taken conciliatory steps to address the issues exposed in usability tests, but their reputation as a top-down all-knowing power prevails. If Facebook wants to win the battle with Google+, they should humble their design decisions down to the needs of the user.


The post Facebook’s Faceoff with Google+ appeared first on UX Booth.

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