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December 20 2013

20:21

Il fallimento del progetto Android: quando nel 2007 Google dovette ricominciare tutto da capo

La storia è comparsa oggi sul magazine The Atlantic a firma di Fred Volgestein. Riguarda un retroscena curioso della guerra segreta tra i giganti della tecnologia d’oltre oceano. I protagonisti sono Google e Apple.

Nel 2005 Google aveva iniziato a lavorare a un’iniziativa segreta chiamata Progetto Android. Nascosti in un’ala al primo piano dell’edificio 44 del quartier generale di Google, un team di quattro dozzine di ingegneri pensavano di essere sulla buona strada per offrire al mercato un dispositivo rivoluzionario che avrebbe cambiato l’industria della telefonia mobile per sempre.

Il prototipo del primo dispositivo Android era senza touch screen e molto simile ai cellulari dell'epoca.

Il prototipo del primo dispositivo Android era senza touch screen e molto simile ai cellulari dell’epoca.

Nei due anni successivi gli ingegneri di Google coinvolti nel progetto avevano lavorato dalle sessanta alle ottanta ore a settimana alla scrittura del codice e al test. Si erano occupati della negoziazione delle licenze software necessarie, avevano volato in lungo e largo in tutto il mondo per trovare i giusti partner per il progetto tra fornitori e produttori di hardware. Negli ultimi sei mesi del 2006 avevano lavorato al prototipo, pianificando la presentazione del dispositivo entro la fine dell’anno. Sarebbe andato tutto bene se non fosse stato che il 9 gennaio 2007, quando ormai il progetto Android era in dirittura d’arrivo, Steve Jobs salì sul palco e svelò l’iPhone.

La reazione di Chris DeSalvo (ex ingegnere del Team Android) davanti l’iPhone fu immediata e viscerale. «Come consumatore sono rimasto senza parole. Ne volevo immediatamente uno. Ma come ingegnere di Google, ho pensato: “dobbiamo ricominciare tutto da capo”».

Steve Jobs presenta il primo iPhone, era il 9 gennaio 2007.

Steve Jobs presenta il primo iPhone, era il 9 gennaio 2007.

Per la maggior parte della Silicon Valley – tra cui la maggior parte di quelli che lavoravano in Google – la presentazione dell’iPhone è stata un grande evento. Steve Jobs aveva ancora una volta fatto l’impossibile. Quattro anni prima aveva convinto un settore intransigente come quello dell’industria musicale nel pubblicare le canzoni sul catalogo di iTunes per novantanove centesimi a pezzo. Ora aveva convinto un carrier wireless per collaborare alla realizzazione di uno smartphone rivoluzionario. Peccato che non tutti avessero accolto la novità con lo stesso entusiasmo. Per il team del progetto Android, l’iPhone fu un vero e proprio calcio nello stomaco.

Dice DeSalvo:

«Quello a cui avevamo lavorato per anni e che ora ci ritrovavamo tra le mani, confrontato all’iPhone, sembrava improvvisamente così troppo… anni novanta. Non ce ne saremmo mai resi conto se non l’avessimo visto».

Il pezzo completo è disponibile su The Atlantic. Leggetelo perché vi da il senso del “terremoto” che causò l’iPhone nell’industria di allora. E di quanto, quel prodotto che oggi tutti ben conosciamo, che sembra così ovvio e scontato, avesse segnato una vera e propria rivoluzione epocale.

December 07 2013

18:53

L’FBI può spiare chiunque attraverso le webcam dei computer

Questa non è una storiella firmata da Robert Ludlum, anche perché nonostante continuino a uscire libri a suo nome, è morto da un pezzo. Per chi non lo conoscesse è il padre di Jason Bourne. Per chi non conoscesse nemmeno quest’ultimo, leggete troppo poco o cose troppo noiose. Peggio che mai guardate pure pessimi film. Impossibile che vi siate persi la trasposizione cinematografica di The Bourne Supremacy e di tutta la serie. Il protagonista era Matt Damon. Proprio niente? Ok, lasciate perdere, come non detto.

Robert Ludlum è uno tra gli scrittori Americani di thriller più acclamati al mondo. Ha scritto 27 romanzi e venduto 500 milioni di copie tradotte in 33 lingue e pubblicate in 40 paesi. E' scomparso il 15 marzo 2001.

Robert Ludlum è uno tra gli scrittori Americani di thriller più acclamati al mondo. Ha scritto 27 romanzi e venduto 500 milioni di copie tradotte in 33 lingue e pubblicate in 40 paesi. E’ scomparso il 15 marzo 2001.

La vicenda risale a un anno fa e l’ha appena svelata il Washington Post. Pare che l’uomo si faccia chiamare “Mo”. Ha i capelli scuri e uno spiccato accento straniero. Quando mister “Mo” ha cominciato a svalvolare e dare di matto, minacciando di far deflagrare degli ordigni in alcune università e aeroporti degli Stati Uniti, la polizia ha pensato bene di tenerlo sotto controllo.

Peccato che il tizio fosse irrintracciabile. Nessun indirizzo fisso, nessun’identità certa, niente di niente. Per comunicare coi suoi compari utilizzava solo le e-mail e telefonate via VOIP su internet. Se non masticate certi paroloni, detto in parole povere, telefonava via Skype o altri software simili.

Per aggirare il problema quei simpaticoni dell’FBI hanno trovato una soluzione pratica. Pare che nei corridoi del J. Edgar Hoover Building dove ha sede il Bureau, infognato chissà dove, ci sia un reparto d’elitè molto particolare. Non sparano, non fanno azioni spettacolari alla Bruce Willis, non guidano elicotteri e non sono per niente figaccioni.

Matt Demon nei panni di Jason Buorne, in una scena del film

Matt Demon nei panni di Jason Buorne, in una scena del film “The Bourne Supremacy”.

Sono un commando di hacker in grado di fare qualsiasi cosa. E lo fanno così bene che, per sgamare che faccia avesse il signor Mo e dove si fosse rintanato, si sono inventati un aggeggio niente male. Un piccolo software in grado di entrare in remoto nel computer del cattivo di turno, scaricare una copia del contenuto del suo hard disk, tracciarne ogni attività, localizzarlo ma soprattuto vedere in tempo reale cosa il signor Mo stesse facendo ogni volta che si connetteva alla rete, attraverso l’attivazione in remoto della videocamera del suo computer senza che la relativa spia di attivazione si accendesse. Naturalmente senza che lui si accorgesse di nulla.

Chiamatela pure come una specie di forma di voyeurismo per veri intenditori. Se può servire a non far saltare in aria un po’ di persone innocenti direi che può essere anche tollerata. Almeno finché un giorno non scopriremo che, oltre ad essere quotidianamente intercettati senza alcuna distinzione, la nostra vita, ogni volta che accediamo ad internet è minuziosamente spiata e archiviata chissà dove. Cosa per altro che già in parte accade ogni volta che apriamo Google, Facebook e roba simile.

Tornando alla vicenda del signor Mo, secondo i documenti della Corte Federale, pare comunicasse attraverso l’account Yahoo! texan.slayer@­yahoo.com. Se non volete finire incappucciati e con le mani legate dentro un furgone nero in compagnia di una mezza dozzina di energumeni della CIA che vi fanno domande sconvenienti, evitate di mandargli i vostri saluti.

Pare che il signor Mo ancora non siano riusciti a beccarlo. L’hanno però rintracciato tramite l’indirizzo IP. L’ultima volta che si è connesso era a Tehran. Un po’ lontanuccio. Chissà a quest’ora dove sarà finito.

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09:01

Soup.io will be discontinued :(

Dear soup.io fans and users,
 
today, we have to share very sad news. Soup.io will stop working in less than 10 days. :(
 
It's breaking our heart and we honestly tried whatever we could to keep the platform up and running. But the high costs and low revenue streams made it impossible to continue with it. We invested a lot of personal time and money to operate the platform, but when it's over, it's over.
 
We are really sorry. Soup.io is part of the internet history and online for one and a half decades.
 
Here are the hard facts:
- In 10 days the platform will stop working.
- Backup your data in this time
- We will not keep backups nor can we recover your data
 
July, 20th, 2020 is the due date.
 
Please, share your thoughts and feelings here.
 
Your Soup.io TEAM
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December 04 2013

09:24

Facebook, addio ai tormentoni: da oggi «maggiore visibilità ai contenuti di qualità»

La pacchia è finita. Amministratori di pagine, siete avvertiti. Da oggi sarà più difficile raccogliere like e visibilità su Facebook pubblicando foto di simpatici gattini, aforismi e i tormentoni del momento.

E già, perché dalla parti di Menlo Park, dove sorge il quartier generale di Facebook, Mark Zuckerberg e company si sono accorti che gli utenti tendono a snobbarli con più frequenza rispetto a contenuti di “qualità”, come post organici su un dato argomento o interesse condiviso. Il cambio di rotta è stato annunciato ieri su questo post.

«Le nostre survey mostrano che in generale le persone preferiscono link ad articoli di maggiore qualità relativi a eventi in corso, ai loro sport preferiti o a interessi condivisi, piuttosto che i tormentoni del momento. Tra poco, iniziermo a distinguere un articolo di qualità presente su un certo sito rispetto a un meme che circola su Facebook. Questo significa che gli articoli di qualità potranno avere una visibilità maggiore nel News Feed.»

Non è chiaro se a questa affermazione corrisponderà la definizione di un indice di valutazione dei siti web esterni di qualità così come avviene per certi versi nei risultati della ricerca di Google. Speriamo solo, un domani, di non dover rimpiangere i gattini.

December 03 2013

09:13

Apple acquista Topsy per 200 milioni di dollari

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Apple ha acquistato Topsy una piccola startup di ricerca e analisi delle conversazioni sui social network. Un acquisto inusuale per una società come Apple incentrata prevalentemente sull’hardware. Apple ha confermato l’acquisizione senza dare spiegazioni sulle motivazioni dell’acquisto. L’accordo si aggira intorno ai 200 milioni di dollari.

Qualche settimana fa l’acquisto per altri 350 milioni di dollari di PrimeSense, la società israeliana mente del sensore 3D del Kinect di Microsoft per una possibile integrazione nei futuri prodotti di Cupertino.

Topsy, situata a San Francisco, è anche un partner di Twitter e attraverso un accesso privilegiato a tutti i tweet del servizio di microblogging e la loro indicizzazione fornisce un motore di ricerca che li rende facilmente rintracciabili da parte degli utenti.

October 31 2013

17:25

Trimestrale record per Facebook: 2,02 miliardi di fatturato e 1,19 miliardi di iscritti

Facebook supera le aspettative degli analisti e, nei risultati della trimestrale, mostra una sensibile crescita del proprio fatturato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il fatturato totale è salito a 2,02 miliardi di dollari con un aumento del 60% in più rispetto al terzo trimestre fiscale del 2012 superando le previsioni di 1,91 miliardi.

I profitti si sono attestati intorno ai 425 milioni di dollari contro i 59 milioni di perdite dello stesso periodo dello scorso anno. Il social continua a crescere registrando un numero di iscritti pari a 1,19 miliardi di persone. Gli utenti giornalieri sono saliti a 728 milioni con un aumento del 25% rispetto allo scorso anno. Gli accessi dai dispositivi mobili continuano ad aumentare, registrando un aumento del 45% rispetto al 2012, con 874 milioni di utenti attivi al mese.

October 29 2013

12:17

Apple: volano le vendite degli iPhone ma gli utili frenano

Apple ha annunciato i risultati del trimestre concluso il 28 settembre 2013. I ricavi delle vendite ammontano a 37,4 miliardi di dollari e il profitto netto a 7,5 miliardi. Nel periodo di riferimento sono stati venduti 33,8 milioni di iPhone, un record se paragonati ai 26,9 milioni di unità dello stesso periodo del 2012, e 14,1 milioni di iPad contro i 14 milioni di settembre 2012. In discesa i margini relativi ai Mac che hanno ricevuto una contrazione nelle vendite passando dai 4,9 milioni di unità dello stesso trimestre dello scorso anno agli attuali 4,6 milioni.

October 23 2013

12:35

Apple presenta l’iPad Air, la nuova generazione del tablet di Cupertino

Tim Cook, CEO di Apple, parla davanti alla platea del Yerba Buena Center for the Arts di San Francisco durante la presentazione dei nuovi prodotti Apple.

08:28

Il traffico Yahoo supera quello di Google negli USA

Yahoo batte Google per il terzo mese di fila negli Stati Uniti. Secondo un report di comScore, a settembre 2013, la galassia dei siti Yahoo è stata visitata da 197,8 milioni di visitatori unici contro i 191,4 milioni di Google. Yahoo ha superato il concorrente anche nei mesi di luglio e agosto. Non accadeva da maggio 2011.

Nonostante ciò Yahoo fa ancora molta fatica a monetizzare il proprio traffico. eMarketer ha stimato che i ricavi di Google per il 2013 saliranno a 38,8 miliardi di dollari mentre quelli di Yahoo supereranno di poco i 3,63 miliardi.

October 20 2013

17:20

Angela Ahrendts, da Burberry ad Apple

Apple ha assunto Angela Ahrendts che ha trasformato il marchio Burberry da icona britannica sbiadita a un simbolo del lusso globale. Il suo nuovo compito sarà quello di rimodellare l’esperienza d’acquisto dello Store online e degli Apple Store fisici rendendole omogenee.

La Ahrendts è entrata in Burberry nel gennaio 2006 e ha ricoperto il ruolo di CEO dal 1° giugno 2006 sostituendo Rose Marie Bravo. Per CNN Money la Ahrendts è stata nel 2012, il CEO più pagato nel Regno Unito con 25,3 milioni di dollari.

September 30 2013

13:08

Salvate il soldato Zuckerberg: Facebook vola in borsa ma nessuno se n’è accorto

Thorsten Heins
What?
+34%?
Mark Zuckerberg, CEO di Facebook

Ma insomma, che razza di modi. Ci siamo accaniti tutti quanti contro il povero Mark Zuckerberg che oggi, quando invece ci sarebbe da festeggiare, nessuno se lo fila di striscio. Già me lo immagino tutto mogio, chiuso nel suo ufficio di Palo Alto, mentre accarezza avvilito il manto peloso del fedele barboncino Beast. Un po’ come in queste ore, per altri motivi, starà toccando all’oramai nazionalpopolare Dudù.

Dopo le sonore legnate che per mesi la stampa in ogni angolo del pianeta gli ha riservato, pare quasi che nessuno si sia accorto che da qualche tempo il social network per eccellenza, al Nasdaq, ha invertito la tendenza.

Per chi non l’avesse seguita, la storia va raccontata dall’inizio. Il 18 maggio 2012, giorno dello sbarco in borsa, Facebook aveva piazzato le proprie azioni a 38 dollari. Neanche il tempo di godersi la gloria che subito sono cominciati i sudori freddi. Tre mesi e il valore era già dimezzato. A settembre dello scorso anno sfioravano i 17 dollari. Il 13 giugno 2013, su Bloomberg era comparso un articolo che aveva sparso non poco imbarazzo attorno al povero Mark. Gli investitori piuttosto inferociti. Per qualcuno l’offerta pubblica di acquisto era stata «un disastro». E giù altre bastonate, sangue e denti rotti.

E poi, invece, vedi il destino. Pochi giorni più tardi è accaduto il miracolo. Le azioni Facebook hanno cominciato a risalire. Dalla quotazione in borsa hanno guadagnato più di 13 dollari, pari a un aumento di oltre il 34%. Venerdì hanno chiuso gli scambi a Wall Street a 51,24 dollari. Ma una soddisfazione a Mark, almeno per una volta, gliela vogliamo dare?

09:10

Siemens taglia 15.000 dipendenti

BLOOMBERG – Siemens ha annunciato il taglio previsto entro il prossimo anno di 15.000 dipendenti, circa il 4% della forza lavoro totale dei 370.000, come parte di un progetto di riorganizzazione finalizzato a una riduzione dei costi di oltre 6 miliardi. Secondo quanto riportato da Bloomberg, circa un terzo dei tagli verranno effettuati in Germania. Nel 2012 Siemens aveva già pianificato il taglio di altri 8.000 dipendenti su scala globale.

September 25 2013

06:52

Samsung: nuovo smartphone con display curvato in arrivo a ottobre

REUTERS - Samsung spinge sull’innovazione. D.J. Lee, capo della divisione Strategic Marketing: «Abbiamo in programma di presentare un nuovo smartphone con display curvato in Sud Corea a ottobre».

Tags: Tecnologia

September 24 2013

20:58

Telecom Italia affoga nei debiti (36 miliardi) e passa agli spagnoli di Telefonica

La storia di Telecom dal 1997 a oggi. L’hanno prima privatizzata con la scusa del libero mercato e dei privati che le aziende le sanno gestire meglio dello Stato. L’hanno invece affossata in un mare di debiti grazie a una gestione, anche di natura politica, sottomessa al nostro sistema bancario. E ora il piano sarebbe quello di scorporare la rete e darla in mano a una società pubblica. In altre parole, ridare allo Stato quel pezzo che gli hanno scippato i privati a suo tempo. A proposito, in tutta questa speculazione, quanto ci hanno guadagnato i “capitani coraggiosi” della telefonia?

KEY4BIZ – L’intesa che consegna a Telefonica la maggioranza relativa di Telecom prevede una prima fase in cui gli spagnoli saliranno al 66% di Telco, per incrementare a breve la partecipazione al 70%. Telefonica potrà successivamente acquistare il 100% della holding che controlla il 22,4% di Telecom Italia.

DAGOSPIA – Ma i veri giochi ormai passano a Madrid (e poi a Brasilia): Telefonica non vuole crescere troppo, per evitare la tagliola dell’Antitrust brasiliano e la nazionalizzazione della feroce Kirchner – Se vede a rischio il Sudamerica, Alierta molla Telecom in un secondo.

Il Sole 24 ore – Telefonica ha una montagna di debiti: 50 miliardi di euro. Ma i debiti non vanno mai visti da soli: è la capacità di rimborsarli quello che conta. E con un margine operativo lordo altrettanto monstre (23 miliardi nel 2012), l’indebitamento è solo 2,1 volte, un livello non così preoccupante ma negli standard del settore.

CORRIERE DELLA SERA – Il premier Letta assicura che il governo vigilerà sul caso Telecom, anche se gli spazi di manovra sono limitati: «Si tratta di una società privata».

Telecom Italia – Il debito finanziario lordo della società nel 2013 ha superato i 36 miliardi di euro. Il debito finanziario netto è di 973 milioni.

14:20

Apple: vendite record per iPhone 5S e5C. Stime ricavi per 37 miliardi di dollari

Tim Cook
RECORD DA GUINNES
L’iPhone 5S e 5C segnano un nuovo record di vendite e Apple prevede ricavi superiori alle previsioni per il prossimo trimestre dell’anno.

Tim Cook: «Vedere così tanti clienti soddisfatti ci ricorda il perché facciamo quello che facciamo»
La storia è sempre la solita. Ogni volta che Apple presenta un nuovo modello di iPhone è una salva spietata di critiche puntualmente smentite dai fatti. Le vendite dei nuovi iPhone 5S e 5C hanno superato le 9 milioni di unità nel primo weekend di lancio, registrando un nuovo record storico.

Le scorte del nuovo smartphone Apple sono state polverizzate nel giro di poche ore. Gli iPhone 5S “Gold” risultano praticamente introvabili. Tim Cook ha dichiarato che la risposta del mercato ai nuovi iPhone è stata «incredibile», al di sopra delle aspettative e che stanno lavorando per garantire abbastanza unità disponibili per garantire la richiesta.

La Security Excange Commission ha oggi rivisto al rialzo le previsioni dei risultati di Apple per il prossimo trimestre. Secondo la società i ricavi dovrebbero aggirarsi intorno ai 37 miliardi di dollari e i profitti, superare le stime iniziali del 37%.

E intanto la scorsa settimana Tim Cook è sbarcato su Twitter con l’account @tim_cook che in poche ore ha superato i 237 mila follower. Il CEO di Apple ha rivolto il suo primo messaggio ai clienti dell’Apple Store di Palo Alto:

«Visited Retail Stores in Palo Alto today. Seeing so many happy customers reminds us of why we do what we do».

September 23 2013

11:16

Il destino di BlackBerry: tra flop commerciali e tagli al personale

Thorsten Heins
DISASTRO ANNUNCIATO
Thorsten Heins, CEO di BlackBerry, la società canadese ormai al capolinea schiacciata dalla concorrenza.

Thorsten Heins: «nothing wrong with the company…»
Che le cose in casa BlackBerry non andassero per il verso giusto era noto da tempo. Che i vari tentativi di rilancio dello storico marchio di telefonini, un tempo tanto amati e sfoggiati dalle star di Hollywood, abbiano messo in fila un fallimento dietro l’altro è ormai un dato di fatto. I nuovi BlackBerry sono arrivati troppo tardi in un mercato oramai maturo dominato da Apple, Samsung e pochi altri giganti. L’accoglienza, per usare un eufemismo, è stata tiepida. I segnali d’allarme sulla sorte di Blackberry si susseguono ormai da mesi.

A luglio dello scorso anno Thorsten Heins, il CEO di BlackBerry (allora nota col nome di Research In Motion), in un’intervista a una radio locale canadese aveva negato che l’azienda canadese fosse sprofondata in una sorta di «spirale della morte». E a chi gli snocciolava i risultati non proprio gloriosi degli ultimi anni aveva candidamente risposto: «nothing wrong with the company».

La stampa internazionale aveva preso la dichiarazione come un’ostentazine di eccessivo ottimismo. Un articolo sull’Huffington Post titolava «Only in you DRIMS», giocando sull’assonanza linguistica inglese tra sogni (dreams) e il simbolo del titolo in borsa (RIMS).

La settimana scorsa BlackBerry ha annunciato un significativo piano di tagli. Una scure destinata ad assottigliare del 40% la forza lavoro globale della società con 4.500 licenziamenti. Il margine di mercato si è contratto a un misero 3%. Nel secondo trimestre fiscale le perdite ammontano tra i 950 e i 955 milioni di dollari. I ricavi a 1,6 miliardi: gli analisti se ne aspettavano circa il doppio. Le svalutazioni per le scorte invendute tra i 930 e i 960 milioni. Le azioni stagnano immobili a poco più di 10 dollari. A giugno 2008 ne valevano 148. Una disfatta su tutta la linea. E senza nuovi prodotti all’orizzonte e con l’attuale offerta che non convince, il futuro appare tutt’altro che roseo.

August 29 2013

14:11

Summly e l’altra faccia della storia dietro all’acquisto milionario di Yahoo!

Nick D'Aloisio
SUMMLY
Nick D’Aloisio, 17 anni. Fondatore di Summly, un’app per iPhone acquistata da Yahoo! per 30 milioni di dollari.

In tanti avrete sentito parlare di Summly. E’ un’app per iOS basata su un motore di intelligenza artificiale che estrapola automaticamente da un testo molto lungo un sommario di senso compiuto in appena 400 caratteri. Il fondatore è Nick D’Aloisio, 17 anni.

Quando a marzo scorso Yahoo! ha acquistato Summly per 30 milioni di dollari, la stampa internazionale ha gridato all’ennesimo miracolo partorito della fervida mitologia che si è creata attorno alle startup tecnologiche. I requisiti fondamentali affinché una vicenda del genere faccia rumore e attecchisca nell’opinione pubblica sono sempre gli stessi. Un garage, un ragazzino con tanto ottimismo, un’App qualsiasi che faccia qualcosa (non importa cosa) e soprattutto una montagna di bigliettoni verdi, frutto di una vendita a qualche colosso del Web, a coronare il lieto fine della storia.

Sull’acquisto di Summly non è stato detto proprio tutto. O forse l’intera vicenda ce l’hanno venduta edulcorando la pillola quel tanto che serve per donargli un certo alone di misticismo utile per tutt’altri scopi. La crisi morde anche dall’altra parte dell’Oceano. Le startup tecnologiche non sono più la gallina dalle uova d’oro come in tanti hanno provato a farci credere. Bruciano ingenti quantità di capitali. Il ritorno non è mai scontato. Le bolle nascono in America e deflagrano con effetti devastanti nel mondo intero. Ma finché non sentite il botto fin sulla luna, bisogna che il “sistema” continui a far finta che tutto vada come se nulla fosse.

Il giovane Nick D’Aloisio viene sempre citato col cognome della mamma. Ma in realtà il nome completo del genietto è Nicholas D’Aloisio Montilla. Il papà del ragazzo è Lou Montilla. E’ vice president del commodities trading business di Morgan Stanley.

La tecnologia d’intelligenza artificiale su cui si basa Summly non l’ha inventata D’Aloisio. E’ di proprietà di SRI International, un colosso che opera nella ricerca e sviluppo, che guarda caso «ha lavorato a stretto contatto col team di Summly per creare l’applicazione». Se vi foste persi il video di presentazione di Summly che circola sul web, accanto a D’Aloisio compare un signore che forse in pochi avrete riconosciuto. E’ Stephen Fry, popolare attore noto soprattutto in Inghilterra che, guarda caso, ha anche investito in Summly.

Se non bastasse tutto ciò per ridimensionare il miracolo del piccolo D’Aloisio c’è di più. Molto di più. Prima di orbitare nella galassia di Yahoo!, alle spalle di Summly c’era già Horizon Ventures, un colosso che opera nel settore del venture capital americano da vent’anni. E tra gli angels investors e gli advisor di Summly figurano personaggi tutt’altro che sconosciuti: Aviv Nevo (venture capitalist e azionista di maggioranza di Time Warner), Joshua Kushner (fondatore della società d’investimenti Thrive Capital), Matt Mullenweg (fondatore di WordPress), Joanna Shields (CEO di Tech City Investment Organization), Mark Pincus (fondatore di Zynga), Brian Chesky (CEO di Airbnb), Shakil Khan (capo dei progetti speciali di Spotify), Troy Carter (CEO of Coalition Media Group), Ashton Kutcher (per gli amanti del gossip, l’ex marito di Demi Moore, ma anche investitore), Yoko Ono (sì – avete letto bene – Yoko Ono, al secolo moglie di John Lennon) e tanti altri. Insomma, questo “garage”, era piuttosto affollato. La compagnia di quelle che a diciassette anni non si trovano bevendo un’aranciata negli spogliatoi della scuola calcio del paese.

Uno sguardo alla pagina dell’Executive Team di Summly e anche qui saltano all’occhio nomi di spicco. A partire dal Chairman, Bart Swanson che in passato ha ricoperto il ruolo di managing director di EMI Music, COO di Badoo, executive di Amazon e parecchio altro ancora.

Tradotto in termini pratici significa che a Summly non mancavano certo i capitali e i canali per ottenere visibilità. Quella di Summly pare tanto non essere proprio la sensazionale storia che tutti abbiamo sentito. Cosa abbia sviluppato quel genietto D’Aloisio se, stando a quello che è riportato sul sito, il cuore dell’applicazione è stato prodotto dalla RSI e lo sviluppo per iOS è stato seguito da Somo Group e Caffeinehit è un mistero della fede. Qualcuno lo ha anche definito ironicamente il “Kim Kardashian del mondo geek”.

Se vi state chiedendo perché Yahoo! abbia speso 30 milioni di dollari per Summly, forse la risposta potrebbe essere semplice. Yahoo! sta affondando in un pantano. Marissa Mayer le sta provando tutte per risollevare l’immagine sbiadita del portale. Acquisire Summly è stata più un’operazione d’immagine che di sostanza. Come per dire, siamo ancora in grado di fare investimenti. Un garage, un ragazzino e 30 milioni di dollari, di cui il 90% versati in contanti. Il miracolo del sogno americano che si rinnova con le stesse modalità di sempre. E’ ora di cominciare a crederci un po’ meno.

August 08 2013

09:07

THE DAILY. Groupon: Eric Lefkofsky è il nuovo CEO / Google Lancia Music Play Unlimited

Eric Lefkofsky, nuovo CEO di Groupon
GROUPON
Cinque mesi dopo l’abbandono di Andrew Mason, Eric Lefkofsky è il nuovo CEO di Groupon. Ricavi della trimestrale a 601,4 milioni di dollari ma il risultato operativo scende a 21,2 milioni.

«I risultati sono incoraggianti. I margini migliorati rispetto all’ultimo trimestre del 2012»
In tanti lo avevano considerato come la nuova gallina dalle uova d’oro della Silicon Valley. Invece a marzo 2013, Andrew Mason, fondatore e CEO di Groupon, dopo lo sbarco a Wall Street, si era ritrovato una bella lettera di licenziamento sulla sua scrivania. Il board della società che lui stesso aveva fondato nel 2009 lo aveva letteralmente silurato per aver mancato gli obiettivi a seguito dell’ennesima trimestrale negativa che si era rivelata più nera del previsto. Crescita futura compromessa, fatturato in caduta libera, investitori in fuga dal più famoso sito di offerte on line.

A distanza di cinque mesi, arriva la notizia della nomina del nuovo CEO di Groupon. È Eric Lefkofsky, co-fondatore del sito.

Groupon ha anche annunciato i risultati del primo trimestre 2013. I ricavi sono saliti a 601,4 milioni di dollari, registrando un aumento dell’8% rispetto allo stesso trimestre del 2012. Mentre i ricavi crescono nel Nord America del 42%, segnano un trend in discesa nel segmento internazionale che registra invece un calo significativo del 18%. Il risultato operativo è stato di 21,2 milioni di dollari contro i 39,6 milioni dello stesso trimestre del 2012, 18,4 milioni in meno rispetto all’anno precedente.

Google lancia Music Unlimited: Parte la sfida di Mountain View ai servizi online che offrono musica in streaming

Google ha appena lanciato anche in Italia il nuovo servizio di musica in streaming chiamato Google Music Unlimited che si aggiunge alla vasta offerta di servizi simili come Spotify, Deezer, Rdio, Xbox Music, Sony’s Music Unlimited, Rara e tanti altri. Music Play quindi si trasforma da semplice storage online di massimio 20.000 brani a un catalogo di musica illimitato. A fronte di un canonme nesile di 9,99 euro si potranno ascoltare tutti i brani presenti nell’enorme archivio musicale del Music Play Store su qualsiasi dispositivo. Se ci si abbona entro il 15 settembre l’abbonamento costerà in offerta 7,99 euro. I primi 30 giorni saranno comunque gratuiti per tutti gli utenti che hanno un account Google attivo.

Il lancio di questo nuovo servizio, anche grazie all’enorme diffusione di dispositivi Android, è per Google un’ulteriore mossa per trasformare il Play Store in un Hub multimediale in grado di competere con iTunes di Apple nelle applicazioni, nei libri e nella musica. Secondo varie statistiche nel 2012 oltre 20 milioni di utenti hanno attivato una sottoscrizione ai servizi di musica online. Music Unlimited può essere una spinta decisiva per dare a questo genere di mercato un’ulteriore accelerazione a livello grlobale. In alcuni paesei come la Svezia e la Norvegia le sottoscrizioni ai servizi di musica in streaming ormai valgono rispettivamente il 70,5% e il 66% dell’intero mercato musicale locale.

June 13 2013

10:41

La rabbia degli investitori contro Facebook: «La IPO? E’ stata un disastro». Perso il 37% del valore.

FACEBOOK
-37%
«MARK, DOVE SONO I NOSTRI SOLDI?»
Cresce lo scontento dei piccoli e medi investitori. In un anno bruciato il 37% del capitale investito nelle azioni Facebook.

Poco più di un anno fa erano partiti sparati, con la più imponente offerta pubblica d’acquisto (IPO) della storia americana, piazzandosi al primo posto della classifica seguiti da Visa e General Motors. Tredici mesi dopo, gli investitori si sarebbero ricordati con un certo fastidio giusto della faccia sbarbata, tutta un sorriso, di Mark Zuckerberg che nella sede del Nasdaq di New York suonava divertito la campana per dare il via agli scambi della giornata. Peccato che a distanza di mesi, di divertente ed esaltante c’è rimasto ben poco.

Le azioni Facebook hanno cominciato a perdere valore fin da subito. A settembre hanno toccato il fondo dei 17 dollari. A maggio di quest’anno erano risalite a 28. Oggi, dopo aver registrato un costante trend negativo negli ultimi due mesi, scivolano verso i 23 dollari.

Con l’IPO Facebook ha raccattato la bellezza di 16 miliardi di dollari. Peccato che gli investitori grandi e piccoli ci abbiano rimesso più del 37% del capitale speso per acquistare le azioni d’oro che si sono rivelate invece delle patacche. Una grandissima speculazione nel rispetto della più classica tradizione della finanza creativa americana.

Per lo sbarco in borsa, Morgan Stanley valutò Facebook 107 volte più di quanto il social network avesse guadagnato negli ultimi 12 mesi. Pochi giorni prima della IPO, la banca d’affari aumentò del 25% il numero di azioni disponibili alzandone contestualmente il prezzo. I conti se li sono fatti bene. Visto il clamore attorno al social network, qualcuno avrà pensato che pompare le azioni e il prezzo oltre i limiti del ragionevole avrebbe potuto attirare facilmente un mucchio di investitori. Si chiama strategia “hit e run”. Mordi e fuggi. Se l’architetti bene, in genere, abboccano in tanti. Ti porti a casa un mucchio di quattrini e lasci gli investitori in mutande.

Bloomber oggi ha riportato alcuni dettagli del primo meeting che Facebook ha recentemente avuto con gli shareolder. In tanti non hanno taciuto la loro frustrazione. Qualcuno ha tagliato corto: «è stata un disastro!». Qualcun altro ha chiesto «vorrei sapere se avete una qualche strategia per far risalire il prezzo delle azioni in un futuro non troppo lontano».

Zuckerberg sotto il fuoco incrociato ha dato la solita risposta che ormai si affanna a ripetere da mesi, per smorzare le polemiche: «Stiamo creando un network che ogni giorno acquista sempre più valore nel mondo e crediamo che, così facendo, nel lungo periodo genereremo il maggior valore possibile per i nostri azionisti». Sarà. Nell’ultima settimana le azioni sono scivolate di un altro 13,81%.

June 02 2013

20:12

HTC One: recensione e impressioni d’uso

SMARTPHONE | Grandi prestazioni e design eccezionale. Ecco il nuovissimo HTC One.
HTC
One
Design e
prestazioni eccellenti
Prestazioni elevatissime, design elegante, materiali costruttivi di qualità, schermo da 4,7″ e durata della batteria apprezzabile.
L’ho preso. Alla fine è arrivato. E sono bastati pochi giorni di utilizzo per convincermi che l’HTC One è quanto di meglio si possa desiderare da uno smartphone Android. A freddo, la considerazione più immediata di noi utilizzatori accaniti di iPhone è proprio che l’iPhone 5, in fin dei conti, non è così insostituibile. Il confronto tra i due è impietoso. Non sforziamoci a ripetere la solita cantilena che “però Apple è sempre Apple” spinti giusto dalla fede. La concorrenza in questi anni ha fatto enormi passi avanti. Android ha raggiunto un livello di maturazione tale che non ha nulla da invidiare a iOS. Le alternative sul mercato ci sono e fanno sentire prepotentemente il loro peso. E questo HTC One si piazza ai primi posti della classifica in termini di qualità complessiva.
BOX
La confezione dell’HTC One
UNBOXING
L’interno della confezione
Esperienza d’uso
ProcessoreQualcomm® Snapdragon™ 600, quad-core, 1,7 GHz. Memoria32 GB/64 GB RAM2 GB DDR2

L’esperienza d’uso di questo smartphone Android è molto piacevole. Riesce a farti rimanere incollato al suo schermo facendoti dimenticare il bisogno di avere un tablet tra le mani. Le prestazioni, nel complesso sono eccellenti. L’interfaccia HTC Sense è estremamente fluida e reattiva. La cosa colpisce piacevolmente di più è la durata della batteria da 2300 mAh. Con un utilizzo continuo, restando prevalentemente connessi a Internet sui vari social network, la durata supera le 6 ore e mezzo. Nelle stesse condizioni d’uso, l’iPhone 5 dura appena 4 ore e mezza quando va bene.

INTERFACCIA
L’interfaccia HTC Sense è fluida e piacevole da usare
Volete migliorare l’interfaccia Android? Nova Launcher Prime e MICONS HD sono l’accoppiata perfetta.
Interfaccia HTC Sense

Nel complesso la personalizzazione Sense dell’interfaccia Android presente sull’HTC One è molto più elegante di quella offerta dalla TouchWiz di Samsung. Il BlinkFeed, che vi tiene aggiornati in tempo reale sulle news o sugli aggiornamenti di stato dei vostri amici sui social network è un po’ come avere una versione di Flipboard integrata nell’interfaccia Android del vostro smartphone. Se però siete fanatici dell’Android di stampo nativo presente nei terminali Nexus di Google, vi consiglio di scaricarvi il Nova Launcher con la versione Nova Launcher Prime, quest’ultima a pagamento (costa 3 euro ma li vale tutti), e il pacchetto di icone MICONS HD. Il risultato è quello che vedete nelle foto. Un’interfaccia Android più piacevole ed elegante.

DESIGN
Qualità dei materiali ed eleganza
L’HTC One si conferma come uno degli smartphone dal design più curato degli ultimi anni. Dal punto di vista delle forme e della qualità dei materiali costruttivi non ha rivali tra gli altri smartphone Android presenti sul mercato.
Design: l’HTC One è lo smarpthone Android più “cool” presente sul mercato.

La cura nel design e la scelta dei materiali sono l’aspetto che a prima vista caratterizza maggiormente l’HTC One. Corpo unico in metallo, superficie posteriore leggermente convessa che assicura un’impugnatura solida e comoda. Non ha nulla da invidiare allo stile “cool” di un tipico prodotto Apple. Anzi, credo sia il primo esemplare di smartphone Android a cui è stata riservata sapientemente una profonda attenzione sotto il punto di vista stilistico.

PARTICOLARI
Angoli smussati e scocca in metallo
Nella parte inferiore sono visibili i tasti fisci a sfioramento tipici dei dispositivi Android, gli altoparlanti amplificati anteriori e l’ingresso per il cavo di ricarica.
IL CONFRONTO
iPhone 5 e HTC One
iPhone 5: 112 grammi
HTC One: 143 grammi

Le dimensioni dello schermo e il corpo di metallo contribuiscono ad appesantire l’HTC One.
Design: HTC One o Galaxy S4?

Paragonato al Galaxy S4, il design dell’HTC One segna un vero e proprio abisso. L’effetto plasticoso del Galaxy, le rifiniture intorno alla scocca non proprio precise (anche dovute al fatto che la parte posteriore si stacca per poter cambiare la batteria e inserire la SIM Card) e la sensazione di avere a che fare con materiali di base più scadenti, giocano impietosamente a sfavore dell’ultimo smartphone di Samsung. L’S4 ne guadagna un po’ in leggerezza, con 13 grammi in meno rispetto al peso dell’HTC. Ma l’impatto d’insieme non è in grado di sostenere il confronto con la cura costruttiva riposta da HTC in questo smartphone. Il peso è di 143 grammi contro i 112 grammi dell’iPhone 5 e i 130 del Galaxy S4. In definitiva, l’HTC One non è proprio una piuma, ma rimane comunque ben bilanciato nel rapporto qualità materiali, ampiezza dello schermo e peso complessivo.

SCHERMO
Il display da 4,7 pollici è un vero piacere per gli occhi
Schermo da 4,7 pollici, Full HD 1080p, 468 PPI. Un piacere per gli occhi.
Lo schermo è il secondo carattere distintivo dell’HTC One. La differenza con il Retina Display dell’iPhone è quasi impossibile da riconoscere a occhio nudo. Dal punto di vista della nitidezza delle immagini sono pressoché identici. Lo schermo dell’HTC One è leggeremente (vi assicuro davvero di poco) meno luminoso di quello dell’iPhone 5 ma in confronto la superficie più ampia rende la fruizione dei contenuti molto più piacevole. La tipica impressione che si ha tornando a un iPhone dopo aver utilizzato un qualunque smarpthone dallo schermo più grande è quella di una gabbia troppo stretta. Forse Apple, proprio su questo punto, dovrebbe dare una risposta convincente. Anche se da quello che è trapelato nelle scorse settimane, Tim Cook non avrebbe nessuna intenzione di cedere alla tentazione di equipaggiare l’iPhone con uno schermo più grande.

Tornando all’HTC One, i colori sono molto ben bilanciati. Il nero di una profondità tale che lo smartphone sembra sia spento. Rispetto al Galaxy S4 la differenza che salta immediatamente all’occhio è il livello di saturazione della gamma colori. Eccessivamente carica negli smartphone Samsung, molto più naturale e simile a quella del Retina Display nell’ HTC One.

CAMERA
Sensore HTC UltraPixel da 4 megapixel
Il sensore risente dei pochi megapixel. In condizioni di scarsa luminosità le foto vengono moss e sfocate.
Per anni i consumatori hanno erroneamente pensato che la qualità delle immagini dipendesse dal numero di megapixel. In realtà, il numero di megapixel è solo uno dei molteplici fattori che determinano la qualità della foto, in quanto anche i sensori e i processori dell’immagine hanno un ruolo fondamentale. L’approccio di HTC è quello di offrire un nuovo sensore con pixel più grandi, in grado di catturare il 300% di luce in più rispetto a molte fotocamere da 13 megapixel disponibili sul mercato.
Fotocamera UltraPixel con sensore da 4 megapixel, apertura F2.0 e obiettivo da 28 mm.

La fotocamera è una delle funzionalità più ricercate negli smartphone e sempre più spesso è una discriminante che porta alla scelta di un prodotto piuttosto che un altro. Del sensore foto UltraPixel dell’HTC One non ho mai sentito parlare troppo bene. Solo 4 megapixel contro i 13 megapixel del Galaxy S4. Diciamo subito che il numero di megapixel non è l’unico fattore che determina la qualità d’immagine. La filosofia di HTC è stata quella di puntare su un sensore ottico più sofisticato, con meno pixel ma di più grande dimensione rispetto agli altri concorrenti in grado di catturare più luce rispetto a una tipica camera da 8 e 13 megapixel.

Ho fatto diverse prove scattando foto e registrando qualche video. Contrariamente a quanto ho sempre letto su altri siti, in condizioni di buona luminosità le fotografie e i video sono di ottima qualità, nitidi e dai colori ben definiti. Lo stabilizzatore ottico dell’immagine fa un buon lavoro per evitare che i tremolii compromettano il risultato dello scatto. In condizioni di scarsa luminosità invece il risultato è poco gradevole. I contorni sono sfocati, le foto vengono spesso mosse e c’è parecchio rumore di fondo. Per quanto riguarda i colori è presente un’accentuata prevalenza del giallo sulle altre tonalità, dovuta a un bilanciamento del bianco che spara in modo troppo intenso verso tonalità “calde”. In definitiva non ho rilevato significative criticità. Anzi nei casi di luce sovraesposta le foto appaiono molto più nitide e definite di quelle di un iPhone 5 o un Galaxy S3.

AUDIO
Suono ad alta fedeltà con altoparlanti stereo anteriori amplificati
Prestazioni audio eccellenti con beatsaudio e tecnologia BoomSound.
HTC BoomSound con 2 altoparlanti stereo con amplificatori integrati e suono ad alta fedeltà con Beats Audio.
L’audio è impressionante. Gli altoparlanti anteriori con gli amplificatori integrati che sfruttano la tecnologia BoomSound riproducono suoni chiari, profondi e senza distorsioni anche a livelli di volume elevati. Nulla a che vedere con l’effetto tipicamente metallico dei brani riprodotti utilizzando gli altoparlanti esterni di un’iPhone 5 o di un Galaxy S4. C’è da dire che Samsung con l’S4 è intervenuta migliorando molto questo aspetto, sia in confronto al predecessore sia in termini comparativi con l’iPhone 5. Il risultato sonoro dell’S4 è nel complesso apprezzabile. Il suono risulta migliore di quello riprodotto dagli altoparlanti dell’iPhone ma resta evidente all’ascolto una palese differenza di qualità rispetto al suono riprodotto dall’HTC One.

Per quanto riguarda gli auricolari dell’HTC One, invece, se siete abituati a quelli dell’iPhone 5, in termini di ergonomia, non sono granché comodi. L’isolamento acustico dall’esterno e la qualità del suono riprodotto sono di livello, ma dopo un po’ risultano scomodi. Per apprezzare a pieno l’ascolto vi consiglio un paio di cuffie beatsaudio, in particolare le Dr. Dre SOLO HD che sono l’accoppiata perfetta con questo smartphone.

VOTO FINALE
La scelta più interessante tra i top gamma Android.
9
Considerazioni finali

L’HTC One è uno smartphone di fascia alta, da tenere in assoluta considerazione, dalle prestazioni, dallo schermo e dall’audio eccellenti. L’interfaccia HTC Sense è reativva e fluida. La durata della batteria in condizioni di uso intensivo più che accettabile. Peccato per la fotocamera che non riesce a stare al passo con quella dell’iPhone 5 e del Galaxy S4. L’impressione complessiva è più che positiva. Se siete alla ricerca di un terminale Android top gamma, probabilmente questo HTC One è una scelta da tenere in considerazione.

May 29 2013

10:24

Apple, intervista a Tim Cook: tra frustrazione e «nuovi incredibili prodotti»

APPLE | Ecco cosa c’è d’aspettarsi da Cupertino nel prossimo futuro
Tim Cook in un’intervista fiume durante la All Thing Digital Conference parla a tutto campo di Apple e annuncia «nuovi incredibili prodotti».

Vendite iPhone in flessione negativa. Azioni crollate da 701,92 dollari di settembre 2012 agli attuali 441 dollari.
È apparso tranquillo. Come per assicurare tutti, investitori e clienti, di non preoccuparsi. È tutto sotto controllo. Dal palco della All Thing Digital Conference di ieri, Tim Cook ha provato a rasserenare l’aria appesantita che tira intorno ad Apple.

Nessun nuovo prodotto annunciato da ottobre 2012. Azioni in caduta libera del 27%. Valevano 701,92 dollari a settembre. Oggi sono scambiate sulla piazza a 441 dollari. Poca innovazione negli ultimi due anni. Un’azienda che campa di rendita scontando ancora la presenza incancellabile di Steve Jobs che aleggia su tutta la gamma di prodotti disponibili. I paragoni tra vecchio e nuovo si sprecano. Cook ne esce massacrato. Eppure è grazie alla gestione Cook che Apple ha raggiunto alcuni dei suoi più significativi traguardi storici.

Ieri Tim Cook ha provato a mettere a tacere le malelingue. Ha scacciato le voci che lo darebbero vicino dal saltare dalla sedia di comando di Cupertino da un momento all’altro e che punterebbero su Jonathan Ive come suo naturale successore. Cook ha ripetuto più volte che Apple è di nuovo pronta a rivoluzionare tutto. «Abbiamo incredibili nuovi prodotti in cantiere» e ha insistito molto sull’importanza della televisione e delle device indossabili come aree di interesse da parte di Apple.

«Quello che noi facciamo è esclusivamente di focalizzarci sui prodotti. Se lo facciamo nella giusta maniera, se riusciamo a realizzare fantastici prodotti in grado di arricchire la vita delle persone, tutto il resto accadrà di conseguenza».

Sergey Brin, fondatore di Google, con i Google Glass

Sergey Brin, fondatore di Google, con i Google Glass

L’ambito delle device indossabili è uno dei più interessanti che Apple sta esplorando. Le voci sull’iWatch tornano ripetutamente alla ribalta delle cronache. Ma dimenticatevi qualcosa di simile ai Google Glass. Cook ha mostrato diverse perplessità in merito a quel genere di tecnologia: «sarà difficile che diventino mainstream». Cook ha poi ribadito che la televisione è l’altro ambito di interesse di Apple che ha venduto più di 13 milioni di unità dell’Apple TV, superando di gran lunga le più rosee aspettative interne.

Ha poi concluso parlando del crollo delle azioni registrato negli ultimi mesi «è stato frustrante per gli investitori e per tutti noi», per mostrare poi un pizzico d’orgoglio finale e dirsi poco preoccupato dell’andamento traballante del mercato. In fondo «è già successo». Per ultimo un riferimento a Steve Jobs. Cook ha rimarcato le differenze gestionali col suo predecessore ma ha ribadito un senso di forte continuità col passato «la cultura interna di Apple è rimasta la stessa. La visione sulle cose più importanti è rimasta identica». Insomma, la stessa Apple di sempre.

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