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19:27

Facebook crolla in borsa a due mesi dalla IPO: le paure di Wall Street sulla tenuta del gigante dei social

Che la IPO fosse stata un mezzo flop lo si era sgamato da subito. Che le scuse affrettate piovute da ogni parte, per mitigare la figuraccia fatta nel gran giorno dello sbarco al Nasdaq, fossero solo blande dichiarazioni, lo avevano capito perfino i più accaniti sostenitori di quella sciagurata operazione. Nonostante i ricavi siano incrementi del 32% nel secondo trimestre del 2012, il mercato non ha apprezzato i piani di sviluppo che Zuckerberg ha in mente per Facebook. All’osso, tutto è ridotto a una migliore integrazione degli annunci pubblicitari nello stream di notizie, con un occhio puntato anche alle piattaforme mobili come fonte di redditività. Stando alle dichiarazioni del CEO non ci sarebbero altri piani significativi all’orizzonte. Niente Facebook Phone, niente Facebook OS, niente di niente.

Venerdì le azioni sono crollate segnando un rosso del -11,70%. In chiusura si sono assestate a 23,70 dollari dopo una giornata altalenante che ha segnato il minimo storico di 22,28 dollari. In due mesi la capitalizzazione del social network si è dimezzata passando dai 100 ai 50 miliardi di dollari e la paura di una nuova bolla fa tremare più di qualcuno dalle parti di Wall Street e Palo Alto. Da maggio, le azioni hanno perso complessivamente il 38%. Soltanto Zuckerberg, nella giornata di venerdì, ha alleggerito il portafoglio personale di 1,6 miliardi di dollari. Complessivamente ha perso oltre 3 miliardi di dollari dal giorno della IPO.

Il segnale a conti fatti non è incoraggiante per nessuno. Durante la call qualcuno ha sparato a zero. Ha chiesto a Zuckerberg cosa pensasse dell’andamento azionario in continua discesa. Mark ha glissato. David Ebersman, Chief Financial Officer di Facebook lo ha tirato fuori dall’impaccio dichiarando un diplomatico “non siamo particolarmente felici su come stanno andando le azioni, ma siamo sempre la stessa compagnia che eravamo prima”. Come per dire non è il mercato che cambia quello che siamo. Lo vada a raccontare agli investitori che hanno sborsato il capitale. Non passerebbe felici quarti d’ora.

E intanto c’è attesa e preoccupazione per la riapertura dei mercati di lunedì nella speranza che le azioni tengano senza affondare sotto la soglia psicologica dei 20 dollari. E’ una marcia in ritirata quella di Facebook. Chissà fin quando durerà. Mentre le testate economiche guardano con diffidenza alla creatura di Zuckerberg e lanciano segnali di pessimismo. Questa volta però il botto non ci sarà. La bolla si sgonfierà lentamente senza troppo clamore. Con i venti che tirano, alimentati dalla crisi globale, è meglio non gonfiarle certe notizie. Resta solo un dato di fatto. Non bastano un miliardo di utenti se il modello di business resta inchiodato alla pubblicità. Google è riuscita a crearci un’impero direte voi. Ma è pure vero che Google è un’altra cosa. Facebook arranca. E difficilmente, solo col “social”, colmerà il divario.

(PRO)
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